16/07/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



Varata a Parigi l'Unione del Mediterraneo, quello dei migranti resta il tema caldo. Il parere del prof. Vassallo Paleologo
Il 13 luglio, a Parigi, è nata l'Unione del Mediterraneo. Quarantré paesi che si affacciano sul Mare Nostrum danno vita al nucleo di quella che dovrebbe portare l'Unione europea a congiungersi con i paesi del Nord Africa e del Vicino Oriente.

il vertice di parigiTutto da dimostrare. Sotto gli auspici del presidente francese Sarkozy si è parlato di pace in Palestina, di ambiente, energia e migranti. Ma quanto vale, in realtà, questa Unione? PeaceReporter l'ha chiesto al professor Fulvio Vassallo Paleologo, docente di Diritto privato e di Diritti umani presso l'Università di Palermo e membro dell'Associazione studi giuridici sull'immigrazione (Asgi). Allora professore, momento storico o vernissage?
''Vernissage è il termine esatto. Già in campagna elettorale, prima di diventare presidente, Sarkozy aveva annunciato questo cambio della politica europea nel Mediterraneo, funzionale alle politiche economiche e di controllo dei flussi migratori dell'Ue. C'è la grande ambizione di utilizzare questo strumento per favorire il dialogo tra Israele e i paesi arabi, mettendoli allo stesso tavolo per risolvere la più grande delle questioni politiche che attraversano il Mediterraneo: la questione israelo – palestinese'', spiega il docente. ''E' troppo presto per valutare quanto l'Unione possa davvero contribuire a una soluzione del conflitto. La prima occasione, però, dopo il vertice, non si può dire che sia andata bene. Ieri mattina l'ex premier britannico Tony Blair, nella sua veste d'inviato del Quartetto (Usa, Ue, Russia e Onu) per il Medio Oriente, doveva recarsi a Gaza, ma la visita è stata annullata per motivi di sicurezza. Il clima sul campo non mi pare che sia cambiato''.

la bandiera dell'unione del mediterraneoIl nodo dei migranti. Ambiente, sviluppo, energia. Tanti i temi sul tavolo dell'Unione, ma per il momento sembra sempre quello dell'immigrazione clandestina il nodo gordiano dei rapporti tra le sponde del Mediterraneo. ''L'aspetto più preoccupante è quello della gestione dei flussi migratori, legata a una certa politica economica nei confronti dei paesi del Nord Africa. I singoli paesi dell'Ue hanno già instaurato dei forti rapporti di cooperazione allo sviluppo (basta pensare alla Spagna con il Marocco o con il Senegal), anche per contrastare l'immigrazione clandestina, incassando un'alta percentuale di rimpatri'', spiega Vassallo Paleologo. ''Emerge una concorrenza tra le politiche nazionali e l'aspirazione dell'Europa a praticare una politica congiunta nei confronti dei paesi del Nord Africa. Le risorse destinate a questa ambizione dell'Ue sono però molto esigue e questo segna un baratro tra i propositi enunciati e le realizzazioni concrete''. Una distanza nella quale, alcuni, sembrano muoversi a proprio agio. ''Lo ha capito molto bene il Colonnello Gheddafi, ostinato avversario di questo progetto dell'Unione Mediterranea. Probabilmente l'intensificarsi degli sbarchi di clandestini in questi giorni è legato a questa avversione'', commenta il docente universitario. ''Sono persone fatte partire dalla Libia e quindi c'è stato un allentamento dei controlli della polizia libica sul territorio, che adesso è blindato. La Libia è contraria all'Unione e, in questo momento, sta facendo valere i suoi argomenti, in particolare il ricatto sulla gestione dei flussi migratori verso l'Italia''.

il colonnello gheddafiGheddafi alla finestra. Contraddizioni e divergenze, fino a ritenere impossibile una vera strategia comune tra le sponde del Mediterraneo? ''I singoli stati destinano al contrasto dell'immigrazione clandestina da due a tre volte la somma che spendono per le politiche di accoglienza e d'integrazione. Mancano canali d'ingresso nella legalità in quasi tutti i paesi europei, o dove ci sono, sono esigui, soprattutto rispetto alle richieste del mercato del lavoro. C'è un volano economico che produce di continuo immigrazione clandestina, proprio per questo scarto tra richieste del mondo del lavoro e possibilità di accesso legale allo stesso – spiega Vassallo Paleologo - A questo aspetto economico si aggiunge il risvolto catastrofico della situazione dei richiedenti asilo, C'è una latitanza dell'Europa sulle politiche dell'asilo: i richiedenti sono abusati dai paesi in transito e poi, comunque, costretti a battere le vie dell'immigrazione clandestina. Se noi confrontiamo il denaro che spendono i singoli paesi per contrastare l'immigrazione clandestina, solo l'Italia spende diverse centinaia di milioni di euro all'anno, con quello che spende l'Europa per la cooperazione allo sviluppo, vedremo una differenza enorme di costi a favore delle misure repressive dei singoli stati''.

un migranteLa fine del Processo di Barcellona. Una politica che vede, almeno nelle somme stanziate, una netta predominanza dell'aspetto repressivo rispetto all'aspetto della cooperazione allo sviluppo. Basterebbe questo per ritenere il Processo di Barcellona del 1995 superato, fatto che la nascita dell'Unione sembra sancire. Che bilancio si può trarre di questi tredici anni? ''Negli ultimi quattro anni, con alti e bassi, il numero d'immigrati che arrivavano clandestinamente da sud su Lampedusa in Sicilia era stabile. Nell'ultimo anno gli sbarchi sono triplicati'', spiega il professore. ''Inoltre nuove rotte si aprono, come quelle della frontiera orientale dell'Unione, anche se ancora se ne parla poco. Insomma, a ogni incremento del contrasto seguono l'aumento delle vittime e la diversificazione delle rotte, ma mai il calo del fenomeno. Fin quando la repressione è la politica privilegiata, il bilancio del processo di Barcellona non potrà che essere catastrofico. La domanda di lavoro non cala, quindi il fenomeno avrà costi sempre più elevati, e non solo a livello economico o di vite umane. Quello che serve è l'integrazione e l'apertura di canali d'ingresso legali, ma per qualcuno questo è buonismo''.

Christian Elia

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