Dopo aver fatto proseliti in Nigeria e Somalia, le corti islamiche potrebbero
presto essere introdotte anche in Tanzania. La cosa sta provocando un vivo dibattito
nel Paese, tanto da aver spaccato il Parlamento in una recente discussione. Già
presenti nella piccola isola di Zanzibar, i tribunali islamici avrebbero giurisdizione
solamente sulla popolazione di fede musulmana. Ma l'idea non piace alla popolazione
cristiana, timorosa che possa essere una trovata per introdurre la sharia in uno dei Paesi religiosamente più tolleranti d'Africa.

Non che le corti
kadhi, come vengono chiamate, aspirino a diventare dei tribunali nazionali: la loro
giurisdizione varrebbe esclusivamente per alcune materie (diritti di successione,
matrimonio, divorzio) e si applicherebbe solo ai musulmani che vi facessero volontariamente
ricorso. In più, le loro sentenze sarebbero appellabili di fronte alle corti di
appello nazionali. La legge tanzaniana è già un misto di concetti giuridici tradizionali,
cristiani e musulmani, che rispecchiano la variegata storia del Paese. Ma, finora,
non è mai stata applicata da giudici specializzati in diritto islamico, come fa
sapere a
PeaceReporter Andre Kahlmeyer, studioso di storia e diritto musulmano.
Le corti kadhi esistono per ora solo nell'isola di Zanzibar, al 99 percento musulmana al contrario
del resto del Paese, i cui gli abitanti sono equamente divisi tra cristianesimo,
islam e religioni tradizionali. Ed è proprio questo equilibrio che gli oppositori
delle corti hanno paura di toccare. I cristiani temono una deriva in stile Nigeria,
dove l'introduzione della sharia negli stati settentrionali musulmani ha accentuato la spaccatura tra il nord
e il sud, a prevalenza cristiano-animista, contribuendo a destabilizzare il Paese.
La difficile coesistenza tra la terraferma e Zanzibar, i cui abitanti accusano
di discriminazione il governo centrale e dove ad ogni elezioni si registrano scontri
e morti, aumenta la diffidenza verso l'introduzione delle corti.

Dall'altra parte, i musulmani si appellano alle promesse fatte dal partito del
presidente Jakaya Kikwete nell'ultima campagna elettorale, e citano come esempio
i Paesi vicini. In Kenya, Ruanda e Uganda le corti
kadhi sono esistite per decenni senza pestare i piedi ai tribunali nazionali. "Dopotutto,
già ora in Tanzania alcuni contenziosi tra musulmani vengono regolati secondo
la legge islamica", dichiara Kahlmeyer. "Sarebbe solo questione di sanzionare
ufficialmente una pratica già diffusa ". La palla passa ora al governo, che dovrà
prendere una decisione dopo aver studiato un rapporto stilato da un'apposita Commissione.
Nel frattempo, c'è chi benedice il dibattito nazionale sull'argomento: prova che
la democrazia tanzaniana non è mai stata così in salute.