25/08/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



Si accende il dibattito sull'introduzione dei tribunali islamici nel Paese
scritto per noi da
Matteo Fagotto
 
 
Dopo aver fatto proseliti in Nigeria e Somalia, le corti islamiche potrebbero presto essere introdotte anche in Tanzania. La cosa sta provocando un vivo dibattito nel Paese, tanto da aver spaccato il Parlamento in una recente discussione. Già presenti nella piccola isola di Zanzibar, i tribunali islamici avrebbero giurisdizione solamente sulla popolazione di fede musulmana. Ma l'idea non piace alla popolazione cristiana, timorosa che possa essere una trovata per introdurre la sharia in uno dei Paesi religiosamente più tolleranti d'Africa.
 
Donna musulmana a ZanzibarNon che le corti kadhi, come vengono chiamate, aspirino a diventare dei tribunali nazionali: la loro giurisdizione varrebbe esclusivamente per alcune materie (diritti di successione, matrimonio, divorzio) e si applicherebbe solo ai musulmani che vi facessero volontariamente ricorso. In più, le loro sentenze sarebbero appellabili di fronte alle corti di appello nazionali. La legge tanzaniana è già un misto di concetti giuridici tradizionali, cristiani e musulmani, che rispecchiano la variegata storia del Paese. Ma, finora, non è mai stata applicata da giudici specializzati in diritto islamico, come fa sapere a PeaceReporter Andre Kahlmeyer, studioso di storia e diritto musulmano.
 
Le corti kadhi esistono per ora solo nell'isola di Zanzibar, al 99 percento musulmana al contrario del resto del Paese, i cui gli abitanti sono equamente divisi tra cristianesimo, islam e religioni tradizionali. Ed è proprio questo equilibrio che gli oppositori delle corti hanno paura di toccare. I cristiani temono una deriva in stile Nigeria, dove l'introduzione della sharia negli stati settentrionali musulmani ha accentuato la spaccatura tra il nord e il sud, a prevalenza cristiano-animista, contribuendo a destabilizzare il Paese. La difficile coesistenza tra la terraferma e Zanzibar, i cui abitanti accusano di discriminazione il governo centrale e dove ad ogni elezioni si registrano scontri e morti, aumenta la diffidenza verso l'introduzione delle corti.
 
Jakaya KikweteDall'altra parte, i musulmani si appellano alle promesse fatte dal partito del presidente Jakaya Kikwete nell'ultima campagna elettorale, e citano come esempio i Paesi vicini. In Kenya, Ruanda e Uganda le corti kadhi sono esistite per decenni senza pestare i piedi ai tribunali nazionali. "Dopotutto, già ora in Tanzania alcuni contenziosi tra musulmani vengono regolati secondo la legge islamica", dichiara Kahlmeyer. "Sarebbe solo questione di sanzionare ufficialmente una pratica già diffusa ". La palla passa ora al governo, che dovrà prendere una decisione dopo aver studiato un rapporto stilato da un'apposita Commissione. Nel frattempo, c'è chi benedice il dibattito nazionale sull'argomento: prova che la democrazia tanzaniana non è mai stata così in salute.

Matteo Fagotto

creditschi siamoscrivicicollaborasostienicipubblicità