Le milizie sunnite alleate degli Usa verranno integrate nelle forze dell'ordine. Ma non ci stanno
Sono
passati più di cinque anni dall'invasione dell'Iraq da parte
della Coalizione guidata dagli Stati Uniti. Dal 2003 a oggi le cose
sono cambiate e del Paese che esisteva a marzo di cinque anni fa
resta poco. Ma adesso, dopo più di un milione di morti e
quattro milioni di profughi, la situazione volge verso un nuovo
equilibrio.
I
consigli del risveglio. E' troppo presto per tirare un sospiro di
sollievo, ma dopo anni di violenza senza fine la situazione pare meno
caotica. L'ex comandante in capo delle truppe Usa in Iraq, il
generale David Petraeus, è stato indicato da molti come il
principale fautore del miglioramento della situazione in Mesopotamia.
Petraeus, che gode in patria di una considerazione tale da essere
stato papabile per il posto da candidato vicepresidente fino
all'ultimo minuto, ha chiesto e ottenuto una
surge, un
rinforzo di 30mila marines da dislocare in Iraq. L'oggettivo
miglioramento delle condizioni di sicurezza nel Paese, però,
non sarebbe stato possibile senza le milizie
al-Sahwa, i
sunniti del cosiddetto 'movimento del risveglio', o i 'figli
dell'Iraq', come li chiamano gli statunitensi. Sunniti che dopo
l'invasione del Paese hanno combattuto contro gli Usa, non tanto
perché fedeli a Saddam, ma perché convinti di restare
schiacciati in un futuro stato dominato dagli sciiti e dai curdi.
Nell'ultimo anno e mezzo, dopo un accordo di massima e l'incasso di
tanti soldi, hanno combattuto al fianco dell'esercito e della polizia
iracheni, alleati agli Usa, contro le milizie ritenute legate ad
al-Qaeda e composte per lo più da stranieri, arrivati in Iraq
da tutto il mondo arabo dopo la caduta del regime.
Disarmo
alle porte. Il meccanismo ha funzionato alla perfezione, in
particolare nei quartieri misti di Baghdad, dove le milizie sciite
avevano compiuto stragi immani in questi anni. I sunniti,
coordinandosi con la polizia irachena, hanno ripreso il controllo dei
loro quartieri. Uno di questi è
al-Adhamiya,
per anni un focolaio di violenza fuori controllo, una vera e propria
spina nel fianco degli Stati Uniti. La situazione, adesso, è
sotto controllo. Ma non è detto che i risultati raggiunti
siano destinati a durare. Il governo iracheno, in massima parte, è
nelle mani degli sciiti. I vertici dell'esecutivo di Baghdad, fin dal
primo momento, hanno visto le milizie sunnite con una certa
diffidenza. Solo che tempo fa le milizie sciite erano fuori controllo
e i 'movimenti del risveglio' tornavano utili. Riportata la
situazione più o meno sotto controllo, il governo ha deciso di
riprendere in mano la situazione e di mettere ordine tra questi
miliziani ben armati (e ben pagati) dagli Usa che dominano i loro
quartieri. E' al vaglio una legge che, nei prossimi giorni, dovrebbe
portare al disarmo dei 'movimenti' per integrare i miliziani
nell'esercito e nella polizia irachene.
Tensione
tra i sunniti. Gli Usa, nonostante i buoni risultati ottenuti,
non si oppongono. I miliziani del 'risveglio' sono degli eroi per
molti concittadini, ma in tanti casi si sono segnalati per un
atteggiamento da 'gang' che spadroneggia nei quartieri. Gli
statunitensi, quindi, non sono affatto contrari a riportare le
milizie sotto il controllo del governo, visto che la loro utilità
è ridotta ora che la violenza è meno cruenta.
La
novità, però, non garba affatto ai sunniti in armi che,
anche in un futuro prossimo venturo nel quale gli statunitensi si
dovessero ritirare, contavano di mantenere le loro milizie per
autodifesa da eventuali abusi degli sciiti. Inoltre, come sempre, la
guerra è anche un business. E il disarmo significherebbe,
almeno per i leader locali sunniti, la perdita di un'enorme quantità
di denaro che a quel punto gli Usa non verserebbero più a loro
ma al governo centrale.
Negli
ultimi giorni, proprio ad al-Adhamiya, si
sono verificati episodi di violenza e scontri a fuoco come non si
vedevano da tempo: due persone uccise nei pressi di un check-point
domenica, un altro civile ucciso lunedì dall'esplosione di
un'autobomba. Tensioni, inoltre, si sono registrate tra leader locali
ed esponenti del governo negli ultimi giorni.
Bisognerà
gestire bene la situazione, per evitare che quartieri come al-Adhamiya precipitino
di nuovo nelle violenze settarie.