02/12/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



Il governo di Brasilia sta varando un programma che mira a fermare il disboscamento entro il 2015

Nonostante le sue immense foreste, il Brasile è il quarto produttore mondiale di Co2 al mondo, e il 70 percento di queste emissioni deriva proprio dalla distruzione del suo immenso patrimonio naturale e boschivo. Per questo
"E' un piano ardito - dice il ministro dell'Ambiente Carlos Minc - con obiettivi settoriali che, insieme, porteranno alla riduzione di tonnelate di anidride carbonica all'anno, obiettivo da raggiungersi attraverso una migliore gestione degli sprechi, migliorando l'efficienza energetica, riducendo il taglio delle foreste e ripiantando le specie originarie o da coltivazione".
Piano ambizioso, dunque, che mira sia a fermare lo scempio, che a ricostruire un ambiente naturale là dove è già stato distrutto, ma che, in quell'ultima frase, nasconde un'insidia. Non è ancora chiaro infatti se fra le specie che potranno essere reintrodotte compaiono anche le palme, coltivate per la produzione dell'olio. La legge brasiliana infatti, chiede ai proprietari terrieri di mantenere l'80 percento della vegetazione spontanea sui loro possedimenti. Ma se questo nuovo programma passasse, potrebbe permettere loro di tagliare le specie originarie per dare vita a immense piantagioni di palme, vanificando così in un sol colpo quello che era l'obiettivo di questo nuovo programma, in termini di biodiversità e produzione di gas.


Ma non è questo l'unico progetto di Brasilia per preservare la regione amazzonica. In questo secondo caso l'obiettivo è quello di localizzare le popolazioni che vivono nel folto della foresta per valutare le difficoltà ambientali che si trovano ad affrontare.
Per questo verranno utilizzate apparecchiature militari, come aerei da ricognizione attrezzati con radar, satelliti e tecnologia a raggi infrarossi, in grado di localizzare le popolazioni e le loro comunità attraverso il calore dei loro corpi.
"Questa è una strategia che noi usiamo per localizzare l'esistenza di comunità isolate- dice Antenor Vaz, coordinatore della missione per il per il Funai, la fondazione nazionale del governo brasiliano per gli Indios - per sapere dove sono e in che tipo di ambiente vivono. Potremo capire se sono in pericolo o meno, se ci sono grosse coltivazioni vicino a loro o se vivono nei pressi di una miniera".
La ricerca verrà effettuata inizialmente nel nord Ovest del Mato Grosso, una zona dove le tribù locali sono state messe seriamente in pericolo dall'espansione delle coltivazioni e dalla violenza delle compagnie illegali che commerciano in legname.
Ad oggi si calcola che il 18 per cento degli Indios siano spariti, minacciati nel loro habitat o costretti a spostarsi con la violenza in zone diverse. Secondo alcuni rapporti ci sarebbero però almeno 39 tribù ancora sconosciute nel folto della foresta. Scopo di questa ricerca è quindi quello di individuarle, senza però venirne a contatto, dato che, come si è visto in passato, il tentativo di integrazione non ha portato molto altro che alcolismo e nuove malattie fra gli indigeni. "La filosofia è proprio quella di non avere alcun contatto con loro - ha detto Sidney Possuelo, un esploratore che in passato ha rintracciato moltissime nuove tribù di Indios - perchè più si entra nella foresta e più si creano problemi agli indigeni. Abbiamo bisogno di localizzarli e di aiutarli, e farlo senza bisogno di andare sul luogo sarebbe fantastico".
"Quando abbiamo incominciato ad andare nella foresta- prosegue Possuelo- avevamo uno zaino sulle spalle, una mappa del luogo se esisteva, e delle guide per aiutarci a censire le piante. Oggi, con il passare del tempo, abbiamo mappe molto più dettagliate, immagini satellitari e Gps. Ora posiamo andare nella foresta con i computer e comunicare con il resto del mondo. Se non usiamo questa tecnologia per proteggere gli Indios, le grandi compagnie le useranno per andare e impiantare campi di soya. Come già stanno facendo. In questo siamo in ritardo". Appurate le buone intenzioni, resta però un dubbio: ma tanta tecnologia militare non poteva essere utilizzata per scovare direttamente quanti depredano le risorse della foresta, invece che gli Indios, vittime di questa situazione?

 

Luogo: Brasile