Per otto ore le fiamme hanno divorato le baraccopoli di Tondo, uno dei
più grandi quartieri periferici di Manila. Il sobborgo è composto da
una immensa serie di palafitte, costruite in una zona
portuale. Almeno 600 residenti sono riusciti a salvarsi
tuffandosi in acqua. Non si ha notizia di morti o feriti, ma migliaia
di persone si sono ritrovate senza tetto: 80mila secondo il quotidiano
locale Inquirer, 22mila per il governo.
In una notte hanno perso tutto. All’alba, dopo una lunga attesa, almeno
12mila famiglie hanno accolto i vigili del fuoco, sostenendo che il
disastro avrebbe avuto origine da una candela caduta su un tappeto.
Perchè a Tondo non c’è corrente elettrica.
“Nel quartiere vivono quattro o forse cinque milioni di persone in case
costruite sopra acqua putrida. Le malattie infettive sono endemiche, il
tifo in particolare. La povertà è estrema, sopravvivono con tre euro al
giorno”, dice Padre Colombo che a Manila è arrivato con le Opere di Don
Bosco nel 1964 e aggiunge: “Da quando vivo qui non è cambiato nulla, il
governo della presidente Gloria Arroyo non interviene e la
malnutrizione raggiunge livelli drammatici. Il poco cibo di cui
dispongono è un pugno di riso e un po’ di pesce”.
Gli abitanti di Tondo sono in gran parte immigrati, nel quartiere
galleggiante arrivano da ogni parte dell’arcipelago. Molti dalle isole
centrali di Visayan e da quella settentrionale di Luzon. “Qui i giovani
- continua il Padre - dopo aver fatto mille sacrifici per studiare e
imparare l’inglese, fuggono all’estero. A volte sono costretti a
falsificare i documenti. Vanno soprattutto negli Stati Uniti, per
esempio nello stato della Virginia, dove si arruolano nell’esercito.”
Sono parole di rassegnazione quelle del sacerdote: “Questo non è il
primo incendio, né la prima tragedia. Negli ultimi tre anni la
baraccopoli è bruciata tre volte". Solo nel mese scorso una slavina in
montagna ha ucciso 200 persone nel centro del Paese e una
carretta del mare è affondata nei pressi dell’isola occidentale di
Palawan causando circa 60 morti.
Padre Tondo insiste nel suo racconto: “Manila è una bidonville
gigantesca, ma il centro della città è tra i più moderni al mondo. In
questa cittadella futurista ho fondato una tipografia molto avanzata
dove lavorano un centinaio di persone. Qualche anno fa ho comprato una
macchina da stampa che è costata un milione e 400mila dollari. In tutte
le Filippine solo un giornale ne ha comprata una simile. Un Paese con
80milioni di persone e una sola macchina tipografica!”. Il Paese è
ricco di risorse naturali preziose, ma gli squilibri sociali sono
enormi. “Migliaia di poveri, quartieri fatiscenti, epidemie e
disastri naturali, eppure siamo il settimo produttore di oro al mondo,
le piantagioni di caffè producono ricchezze, perché il chicco nero è il
bene più venduto dopo l'oro nero, il petrolio”, conclude il
missionario. Basta un esempio per rendere la misura del problema
povertà: il panettiere della mensa gestita dal padre ha 29 anni,
mantiene da solo otto figli e ogni giorno coi suoi compagni di lavoro
sfama 7mila studenti filippini. A Tondo le famiglie arrivano ad avere
fino a una decina di bambini.
Intanto in queste ore una delegazione di medici si sta recando nella
zona portuale per arginare il rischio di epidemie. La gente di Tondo
vive in una sorta di metropoli-discarica a cielo aperto, con l’aria
resa ogni giorno più irrespirabile dall’inquinamento atmosferico e da
quello marino. E dal fumo dell'incendio.