29/01/2009versione stampabilestampainvia paginainvia



Oggi a Gibuti il Parlamento somalo elegge il nuovo presidente

scritto per noi da
Matteo Fagotto

 

Oggi a mezzogiorno, nell'esilio di Gibuti, il Parlamento somalo eleggerà il nuovo presidente che succederà a Abdullahi Yusuf, dimessosi a fine dicembre per insanabili divisioni con i deputati e la comunità internazionale nella gestione del processo di pace. Nella rosa dei 14 nomi che si contenderanno la guida del Paese spiccano i due grandi favoriti: l'attuale premier e nemico giurato di Yusuf, Nur Hassan Hussein, e l'ex-leader delle Corti islamiche, Sheikh Sharif Sheikh Ahmed. Secondo gli analisti politici, il compito di riportare la pace in un Paese devastato da 18 anni di guerra civile toccherà a uno dei due.

Nur Hassan HusseinDuemila dollari di cauzione e un curriculum, un passaporto e una moglie somali. Sono i requisiti richiesti per candidarsi alla presidenza. Giovedì, i 14 candidati si sono presentati al Parlamento, rendendo noti i propri impegni programmatici in un discorso da venti minuti ciascuno. Per essere eletti, i candidati avranno bisogno della maggioranza dei due terzi del Parlamento al primo scrutinio. In caso contrario, i primi due classificati concorreranno in un ballottaggio dove per vincere sarà sufficiente la maggioranza più uno dei voti.

Tra i nomi dei candidati spiccano quelli di Maslah Mohammed Barre, figlio di quel Siad Barre la cui caduta, nel 1991, significò guerra civile, e dell'ex-premier Ali Khalif Galaydh. Ma, in pratica, la competizione sembra ristretta a Nur Adde, come è anche chiamato l'attuale primo ministro, e a Sheikh Sharif. Provenienti entrambi dal sottoclan degli Abgal, appartenente al più grande clan degli Hawiye, che tradizionalmente domina la capitale Mogadiscio, negli ultimi mesi i due sono stati in prima linea nella ricerca di una pace che potrebbe far uscire il Paese dalle secche di un conflitto costato la vita a più di mezzo milione di persone. La firma degli accordi di Gibuti, tramite i quali l'ala più moderata dell'Alleanza per la Liberazione della Somalia (Ars), guidata da Sharif, è entrata a far parte delle istituzioni, si deve a loro.

Sheikh Sharif Sheikh AhmedIn base agli accordi, il Parlamento è stato integrato con 200 deputati islamici moderati che, dal canto loro, hanno rinunciato alla lotta armata. Ma a combattere contro il governo di transizione somalo (Tfg) rimangono ancora l'ala più radicale dell'Ars, guidata da Sheikh Hassan Dahir Aweys, e i miliziani dello Shabaab, che nei giorni scorsi hanno conquistato la città di Baidoa costringendo parlamentari e ministri a rifugiarsi a Gibuti. Per il momento, gli islamisti radicali hanno fatto sapere di non avere intenzione di trattare con il governo, nelle cui mani rimangono ormai solo alcuni quartieri di Mogadiscio. La partenza delle truppe etiopi, che sostenevano il Tfg, è stata un duro colpo per le istituzioni, che devono ora sperare in un allargamento degli accordi di pace all'ala più dura del movimento islamista. Un compito non da poco per il futuro presidente.

Matteo Fagotto

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