02/02/2009versione stampabilestampainvia paginainvia



L'ex-leader delle Corti islamiche Sheikh Sharif è il nuovo presidente della Somalia

scritto per noi da
Matteo Fagotto

 

Due anni fa era a capo delle milizie islamiche che, dopo aver conquistato la capitale somala Mogadiscio, dichiaravano la guerra santa contro la vicina Etiopia. Oggi, dopo essere stato eletto alla presidenza della Somalia, è visto da buona parte della comunità internazionale, inclusi gli storici "nemici" americani, come l'unico uomo che possa portare la pace in un Paese martoriato da 18 anni di guerra civile. Ma per Sheikh Sharif Ahmed, ex-leader delle Corti islamiche e neo-presidente, il difficile viene ora.

Sheikh Sharif AhmedEletto da un Parlamento integrato da 150 suoi seguaci, in base ai recenti accordi di pace di Gibuti, Sheikh Sharif ha dovuto però aspettare il secondo turno per poter festeggiare a spese degli altri 14 candidati. La rinuncia dell'attuale premier, Nur Hassan Hussein, uno dei due candidati favoriti per la vittoria finale, ha spianato la strada all'islamista moderato, che ha battuto Maslah Mohammed Siad, figlio dell'ex-presidente Siad Barre, per 293 preferenze a 126. Insediatosi sabato dopo la cerimonia del giuramento, Sheikh Sharif è subito volato ad Addis Abeba (ironia della sorte, nella casa degli ex-nemici) per un vertice dell'Unione Africana. Il suo primo impegno internazionale da presidente.

Nei suoi primi interventi, Sheikh Sharif non ha deluso quanti vedono in lui la miglior speranza per la pace in Somalia: il presidente ha lanciato un appello all'unità nazionale, invitando tutti i partiti e i clan protagonisti della guerra civile a lavorare assieme per il bene del Paese. Ex-leader delle Corti islamiche convertitosi alla causa della pace, in Sharif è riposta l'ultima speranza del governo di transizione (Tfg) per raggiungere un accordo con gli islamisti radicali di al-Shabaab, che hanno conquistato gran parte della Somalia centrale e meridionale e minacciano un attacco alla capitale Mogadiscio. La città, difesa da alcuni contingenti dell'esercito locale e da 2.600 peacekeepers dell'Unione Africana, è già stata presa d'assalto dai miliziani, che non riconoscono il governo e che hanno rotto con Sharif una volta che questi ha deciso di trattare con il Tfg.

Festeggiamenti a Mogadiscio dopo l'elezione di Sheikh SharifIntervistato da numerosi organi di informazione arabi subito dopo l'elezione, il presidente ha avuto parole di elogio anche per il grande nemico americano, accusato negli ultimi anni di aver interferito nella politica interna somala, appoggiando il Tfg e l'Etiopia in funzione anti-islamica. Ma se l'amministrazione Bush sarà ricordata in Somalia per i bombardamenti contro i presunti terroristi presenti sul territorio somalo, che provocarono decine di vittime, l'insediamento di Barack Obama dà alle autorità somale l'occasione per cercare un approccio diverso con Washington. Non è un caso che proprio Sheikh Sharif abbia salutato il ruolo degli Stati Uniti nel processo di pace di Gibuti, che ha permesso all'ala più moderata del movimento islamico di far pace con il governo ed entrare nelle istituzioni di transizione.

Ora, però, per Sheikh Sharif viene il difficile: trovare un accordo con l'ala più radicale della ribellione, tenere a freno le volontà autonomiste dei vari clan e dare un minimo di serenità a un Paese dove la guerra ha provocato più di mezzo milione di morti saranno le priorità del presidente. Che si ritrova alla guida di uno stato senza soldi, senza un esercito degno di questo nome e privo di influenza nella comunità internazionale. Evitare il fallimento a cui sono andati incontro tutti i suoi predecessori, ultimo il dimissionario Abdullahi Yusuf, non sarà facile.

Matteo Fagotto

creditschi siamoscrivicicollaborasostienicipubblicità