La storia di una sindacalista campesina arrestata perchè difende i diritti dei più deboli.
Il fermo è avvenuto in modo piuttosto plateale e con motivazioni, a detta di
tutti, campate per aria (è stata accusata di ribellione e associazione a delinquere
con finalità di formazione di gruppi armati al margine della legge). Luz Perly
era all’interno dell’università INNCA, dove è iscritta e dove stava seguendo una
importante lezione di diritto quando la Fiscalia General (Procura Generale) l’ha arrestata. Subito è stata trasferita al centro Das (il
Dipartimento Amministrativo di Sicurezza) dove è detenuta da quel giorno. E dal quale ha potuto comunicare solo attraverso lettere.
La sindacalista. Luz Perly Cordoba è alla guida del movimento sindacale colombiano che si oppone
allo sfruttamento delle ricchezze naturali messo in atto dalle grandi multinazionali
appoggiate dal governo colombiano sia attraverso l'Alca, l’area di libero commercio delle Americhe, sia attraverso il Plan Colombia, con processi di militarizzazione del territorio e contro ogni forma di associazionismo
contadino, di comunità
rurali e delle popolazioni indigene. Questo in un paese martoriato da anni di
guerriglia.
Luz è una oppositrice romantica, un vero e proprio difensore dei diritti dei
più deboli. Il suo impegno sociale e democratico, l’appassionata difesa dei diritti
della sua gente, la sua militanza a fianco dei contadini colombiani, la sua difesa
dei diritti dell'infanzia, hanno fatto sì che diventasse ben presto un obiettivo
politico. Come se non fosse stato sufficiente il teatrino avvenuto durante il
suo arresto, la sua abitazione è stata anche minuziosamente perquisita e così
anche la sede del sindacato che presiede.
Per la Colombia un triste monopolio. La Colombia detiene un doloroso primato: l'80 percento dei sindacalisti assassinati
ogni anno nel mondo sono colombiani.
L'arresto di Luz Perly Cordoba fa parte dell’abituale e sistematico annientamento
da parte del governo colombiano di ogni forma di opposizione sociale, attraverso
una vera e propria guerra sporca che ha prodotto, in questi ultimi anni, la detenzione-sparizione
oltre 2.800 persone, oltre 7.000 vittime di torture o trattamenti inumani e crudeli
e un numero incalcolabile di esecuzioni extragiudiziali.
Non solo nella capitale. Le organizzazioni sindacali colombiane hanno denunciato svariate volte all'opinione
pubblica mondiale il trattamento subito dalla Procura
Generale. In un comunicato emesso dalla Fensuagro, si denuncia “L’ accanimento politico contro la nostra organizzazione nazionale
da parte dell'autorità con a capo la Fiscalia Nacional che a livello regionale
arresta i nostri leaders, come è successo, fra l'altro, nei dipartimenti del Sucre,
Tolima, Arauca, Armenia o, come nel caso di Nicolas Hernandez Cabrera, ex segretario
generale generale di Fensuagro, contro cui esiste una montatura presso la Fiscalia
General con l'obiettivo di arrestarlo.
Fensuagro esige dal governo nazionale le garanzie necessarie per potere continuare
ad esercitare il diritto costituzionale di organizzazione e mobilitazione in difesa
delle comunità rurali colombiane. Alla stessa maniera rifiuta e condanna le politiche
arbitrarie di detenzione e arresto che si stanno realizzando perché non solo violano
le norme processuali ma, anche, attentano allo stato sociale di diritto e alla
democrazia minima che ancora resta in Colombia.
Chiamiamo alla solidarietà nazionale e internazionale con il movimento contadino
Colombiano, vittima della più crudele criminalizzazione contro i propri associati.
A tutt'oggi sono oltre settantacinque i capi contadini detenuti nelle carceri
del paese”.