21/04/2009versione stampabilestampainvia paginainvia



La marcia annuale di fronte muro costruito dal Marocco finisce in tragedia: un dimostrante colpito da una mina

scritto per noi da
Giovanna Sodano

Doveva essere una giornata di festa e protesta quella di Venerdi 10 Aprile 2009. Era il giorno della grande "marcha mundial para la condena del muro de vergüenza", un'iniziativa dell'Unione Nazionale delle Donne Saharawi per protestare contro il muro marocchino. Si è trasformato in un giorno tragico con due giovani saharawi feriti a seguito dell'esplosione di una mina anti-uomo.

foto di giulio di meoI manifestanti avevano formato una lunga catena umana per marciare verso il muro fortificato. Tuttavia, arrivati al limite di sicurezza segnato dai membri del Fronte Polisario a circa 500 metri del muro, la marcia non si è arrestata. Alcuni manifestanti sono arrivati fino al primo reticolato del muro, da dove i militari marocchini osservavano gli avvenimenti. La situazione è sfuggita di mano nonostante l'intervento dei militari disarmati del Polisario; alcuni giovani saharawi hanno scavalcato il reticolato a 150 metri dal muro, ed hanno iniziato a tirare pietre contro i marocchini. Le pietre non hanno mai raggiunto l'obiettivo, ma alcuni militari, secondo testimoni oculari, hanno mostrato in risposta i fucili. Pochi minuti dopo la tragedia, un giovane saharawi ha calpestato una mina che è stata attivata. La detonazione della mina ha lasciato il giovane Brahim Husein Labeid, sedicenne e residente nel campo di rifugiati di Dajla, senza una gamba, e ha ferito un altro ragazzo, Salem Mohamed Larusi.

foto di giulio di meoI compagni di Labeid lo hanno poi trasportato in spalla fino ad un camioncino vicino, da dove è stato portato ad un altro veicolo, appartenente all'ong Landmine Action. Le autorità del Fronte Polisario informano che la squadra medica che accompagnava la manifestazione ha trasportato i feriti all'Ospedale Nazionale saharawi, di Rabuni, in territorio algerino. Alla manifestazione partecipavano circa 3000 persone, tra cui numerosi stranieri, soprattutto spagnoli, ma anche un gruppo di volontari dell'Arci. Tra questi il fotografo dell'Associazione Giulio Di Meo, che al momento dello scoppio si trovava a pochi metri di distanza ed ha assistito alla terribile scena. ''Sono stati momenti terribili, ho visto quel ragazzo correre verso il muro....poi il boato, il fragore, la sabbia ovunque, urla, disperazione. Sono stati attimi lunghissimi, tra scene strazianti di panico e lacrime, rabbia e dolore. Lentamente ci siamo allontanati dalla zona pericolosa avvolti in un silenzio irreale, le lacrime sono diventate mute, il dolore nudo. Si può anche giustificare una guerra, ma congegni che hanno il solo obiettivo di mutilare essere umani, non hanno, non possono avere nessuna spiegazione, se non nel completo degrado della razza umana. Su quella mina non è stato solo mutilata l'ennesima vita umana, ma è stata una volta di più infangata la nostra dignità''. Alla manifestazione partecipavano anche volontari dell'organizzazione Landmine Action, specializzata in opere di sminamento. "Sette milioni di mine anti-uomo sono state piazzate lungo questo muro", ha spiegato un responsabile.

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