03/02/2004versione stampabilestampainvia paginainvia



Viaggiare in Siria è facile: basta prendere uno dei tanti autobus e si può arrivare ovunque
DesertoE magari durante il viaggio ci scappa anche una telenovela siriana, propiziatoria per il sonno. Con gli autobus si può raggiungere, attraversando il deserto, la parte orientale dove s’incontrano le rovine della città romana di Palmira e altre ancora, verso l’Eufrate.
Sulla strada spuntano molti paesini formati da case povere, strade di fango, panni stesi sui tetti e bambini con un pallone al piede.
 
Ogni tanto fa capolino anche la tenda di una famiglia beduina con il suo gregge di pecore. Ancora più comodo è percorrere la strada che da Damasco porta dritta ad Aleppo, passando per Homs e Hama. Ogni mezz’ora c’è un autobus, strapieno di siriani. Anche qui turisti pochi, ma forse perché preferiscono affittare un auto e viaggiare chiusi in una scatola di metallo. Con l’autobus è diverso. Basta anche solo osservare come sono vestite le persone per farsi un’idea di questo paese: in Siria abbiamo incontrato donne sole completamente velate e ragazzine con gonna corta e capelli al vento che passavano il tempo sui libri a studiare inglese. Uomini con la kuffiah e ragazzi vestiti “all’occidentale”.
 
AleppoOltre alle stazioni di autobus, in Siria si trova anche un altro tipo, più singolare, di stazione. Quella degli asini. Nel suk di Aleppo rispondono a un’esigenza collettiva: per trasportare merci pesanti e ingombranti da un magazzino all’altro o da un negozio fino all’uscita del suk, si chiama l’asino. Per spostarsi in città, il mezzo più usato dai siriani è il taxi. Sono in pochi qui a potersi permettere un’auto. A Damasco il colore giallo dei taxi risplende anche nelle giornate di pioggia. Per raggiungere Yarmouk, prendiamo un taxi nel cuore di Damasco, in sharia Said al-Jabri, uno stradone trafficato davanti alla stazione ferroviaria Hejaz. La stazione fu costruita nei primi del ‘900 e per molti anni servì i pellegrini portandoli da Damasco alla Mecca attraverso un tragitto che durava due mesi. Sulla facciata esterna campeggiano due foto: una è di Hafez al Assad, presidente di questo paese dal 1971 al 2000 e l’altra è del figlio, suo successore, Bashar al-Assad. Ci dirigiamo a sud e la strada sembra un fiume giallo.
 
Il tassista strombazza a chiunque incontri per avvertirlo della sua presenza. Anche gli altri automobilisti hanno la stessa concezione filosofica del codice della strada, la cui interpretazione alla fine si riassume in una sola regola: chi resiste fino all’ultimo senza dare la precedenza, vince. Un gioco di forza estenuante. La radio è accesa su un canale di musica araba tradizionale. Il rumore del clackson e i ritmi arabeggianti della musica non ti abbandonano mai in Siria. Sono il sottofondo, la colonna sonora, di qualsiasi momento del giorno e della notte. “Se sai guidare a Damasco, sei in grado di cavartela in qualsiasi parte del mondo” ci spiega ridendo Mohamed, la nostra guida. Forse per questo alcuni tassisti hanno aggiunto sul cofano posteriore dell’auto la scritta: Michael Schumacher.
 
Sonia Sartori
 
Categoria: Popoli
Luogo: Siria