Viaggiare in Siria è facile: basta prendere uno dei tanti autobus e si può arrivare ovunque
E magari durante il viaggio ci scappa anche una telenovela siriana,
propiziatoria per il sonno. Con gli autobus si può raggiungere,
attraversando il deserto, la parte orientale dove s’incontrano le
rovine della città romana di Palmira e altre ancora, verso l’Eufrate.
Sulla strada spuntano molti paesini formati da case povere, strade di
fango, panni stesi sui tetti e bambini con un pallone al piede.
Ogni tanto fa capolino anche la tenda di una famiglia beduina con il
suo gregge di pecore. Ancora più comodo è percorrere la strada che da
Damasco porta dritta ad Aleppo, passando per Homs e Hama. Ogni mezz’ora
c’è un autobus, strapieno di siriani. Anche qui turisti pochi, ma forse
perché preferiscono affittare un auto e viaggiare chiusi in una scatola
di metallo. Con l’autobus è diverso. Basta anche solo osservare come
sono vestite le persone per farsi un’idea di questo paese: in Siria
abbiamo incontrato donne sole completamente velate e ragazzine con
gonna corta e capelli al vento che passavano il tempo sui libri a
studiare inglese. Uomini con la kuffiah e ragazzi vestiti
“all’occidentale”.
Oltre alle stazioni di autobus, in Siria si trova
anche un altro tipo, più singolare, di stazione. Quella degli asini.
Nel suk di Aleppo rispondono a un’esigenza collettiva: per trasportare
merci pesanti e ingombranti da un magazzino all’altro o da un negozio
fino all’uscita del suk, si chiama l’asino. Per spostarsi in città, il
mezzo più usato dai siriani è il taxi. Sono in pochi qui a potersi
permettere un’auto. A Damasco il colore giallo dei taxi risplende anche
nelle giornate di pioggia. Per raggiungere Yarmouk, prendiamo un taxi
nel cuore di Damasco, in sharia Said al-Jabri, uno stradone trafficato
davanti alla stazione ferroviaria Hejaz. La stazione fu costruita nei
primi del ‘900 e per molti anni servì i pellegrini portandoli da
Damasco alla Mecca attraverso un tragitto che durava due mesi. Sulla
facciata esterna campeggiano due foto: una è di Hafez al Assad,
presidente di questo paese dal 1971 al 2000 e l’altra è del figlio, suo
successore, Bashar al-Assad. Ci dirigiamo a sud e la strada sembra un
fiume giallo.
Il tassista strombazza a chiunque incontri per avvertirlo
della sua presenza. Anche gli altri automobilisti hanno la stessa
concezione filosofica del codice della strada, la cui interpretazione
alla fine si riassume in una sola regola: chi resiste fino all’ultimo
senza dare la precedenza, vince. Un gioco di forza estenuante. La radio
è accesa su un canale di musica araba tradizionale. Il rumore del
clackson e i ritmi arabeggianti della musica non ti abbandonano mai in
Siria. Sono il sottofondo, la colonna sonora, di qualsiasi momento del
giorno e della notte. “Se sai guidare a Damasco, sei in grado di
cavartela in qualsiasi parte del mondo” ci spiega ridendo Mohamed, la
nostra guida. Forse per questo alcuni tassisti hanno aggiunto sul
cofano posteriore dell’auto la scritta: Michael Schumacher.