06/06/2009versione stampabilestampainvia paginainvia



Il Libano al voto con l'incognita dei cristiani, per la prima volta divisi

scritto per noi da
Erminia Calabrese
 

La strada che da Byblos, nel nord del Paese, porta verso la capitale Beirut è costeggiata da enormi poster elettorali con i quali le diverse forze poliche del fronte cristiano si stanno facendo battaglia. E' qui, in effetti, nelle regioni a maggioranza cristiana, quelle di Kessrewan e del Metn, che si giocherà la partita decisiva nelle elezioni previste nel paese dei Cedri domenica 7 giugno.

La polarizzazione politica in Libano è da anni ormai costituta attorno a due alleanze: quella del 14 Marzo, l'attuale maggioranza al governo, capeggiata dal leader del Movimento al Moustaqbal (Futuro) e le destre cristiano maronite, quella dell' 8 Marzo , capeggiata dal movimento sciita Hezbollah, riuscito rafforzato sulla scena locale dopo la vittoria divina del 2006 e lo scambio dei prigionieri del 2008, accanto al generale Michel Aoun, rappresentante dell'altra "via" cristiana.
A pochi giorni dalle elezioni, definite dai due blocchi cruciali per il futuro del Paese, si possono delineare due possibili scenari: quello che vedrebbe la vincita del 14 marzo e quindi un probabile "tiro alla corda" da parte dell' 8 marzo per assicurarsi il diritto di veto, (conquistato durante gli accordi di Doha dovrebbe scadere dopo le elezioni ed è legato fondamentalmente al mantenimento da parte del partito di Dio delle sue armi) e quello di una vincita dell'8 marzo e quindi un boicotttaggio del 14 marzo a partecipare al governo. Fino ad ieri Saad Hariri nel suo discorso ha dichiarato il rifiuto a partecipare ad un governo capeggiato da Hezbollah. Da parte sua Hasan Nasrallah, segretario generale di Hezbollah nell'ultimo discorso dato in occasione del giorno della Liberazione il 22 maggio scorso ha insistito sulla "collaborazione e il potere di veto", mentre il presidente della repubblica Michel Suleiman invitava la " futura opposiuzione" a farsi da parte e lasciar governare la nuova maggioranza al governo.

Quello che è probabile è che nonostante Michel Aoun si sia autodichiarato rappresentante della comunità cristiana , le sue possibilità di vincita sono molto poche. Aoun per vincere dovrebbe appropriarsi di 32 seggi ( l'8 marzo potrebbe averne 33 assicurati, nel Sud, in Beirut 2, Baalbek e Hermel e che i seggi al Parlamento sono 128) il che sembra molto difficile.
Michel Aoun ha in realtà sbagliato i suoi calcoli non assicurandosi una alleanza politica con l'imprenditore Michel Murr, ex primo ministro dell'Interno e ex vice primo ministro, che ha saputo durante questi anni sviluppare nella regione del Metn, dove proprio la battaglia cristiana si svolge, una rete clientelare massiccia, nè il consenso del Presidente Suleiman , figura di certo influente tra l'esercito nè quella del patriarca maronita Boutros Sfeir, nota Micheal Young nelle pagine del quotidiano libanese Daily Star.
Il più probabile dei risultati resta quello di un margine sottile tra maggioranza e opposizione da qui l'impossibilità di governare e di attuare quelle riforme che il paese aspetta dagli accordi di Taef,nel 1990 che misero fine a 15 anni di guerra civile.
Con l'avvicinarsi delle elezioni, inoltre, i vari spot politici sono sempre più aggressivi nei confronti dell'avversario, risvegliando vecchi fantasmi della guerra civile e rafforzando le identità settaria e il ruolo del leader come protettore della comunità. Sembrano essere queste le regole del gioco di attori politici che si trovano a operare in una democrazia consociativa, come il modello libanese.

Il disinteresse tra i giovani elettori è diffusa. Sono molti quelli che voteranno scheda bianca (senza sapere che da quest'anno in Libano la scheda bianca sarà conteggiata a favore della "futura" maggioranza al governo), altri invece hannno deciso di inserire nella scheda elettorare un foglio bianco. " Non c'è nessun deputato che in questo momento mi rappresenta,l non mi riconosco con le due vie esistenti quindi voterò con scheda bianca in segno di protesta" dice Maher, 25 anni.
" Non ho nessun idea, non seguo nessuna ideologia, vorrei soltanto che i nostri politici facessero qualcosa per il Libano e non per la Siria o per l'Arabia Saudita", sottolinea Samah, 29 anni.
Il vero protagonista di queste elezioni in realtà, più che le idee o i programmi elettorali sembrano essere il denaro e la quantità di favori (vedi clientalismo o neo patriarcato) che il vario leader riesce ad offrire ai suoi elettori - clienti.
"Non vendere il tuo voto", si legge su dei poster sparsi un po dappertutto nella capitale del movimento popolare di Najah Wakim, acerrimo nemico di Hariri.