18/03/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



L'esportazione di farmaci dall'India ai Paesi poveri rischia il blocco
Esami di laboratorio in India. Copyright - Who/P. VirotEssere malati e vedere svanire la possibilità di curarsi, perché i farmaci che fino al giorno prima si pensava di poter comprare sono molto, troppo cari. Potrebbe essere questo il destino di migliaia di malati con Hiv/Aids nei Paesi più poveri. Da gennaio infatti, anche India, Tailandia e Brasile devono seguire le norme internazionali sui brevetti dei farmaci dell’Organizzazione Mondiale del Commercio (Wto). Questo significa che l’India , uno dei maggiori produttori di farmaci generici a basso costo per la terapia contro l’AIDS, non potrà più produrli né esportarli nel Sud del mondo. Porprio in questi giorni il Parlamento indiano sta discutendo una legge che introduce i brevetti sui farmaci (come imposto dal Wto), e  Medici Senza Frontiere lancia un appello affinché la nuova legge protegga i Paesi in via di sviluppo e permetta loro di continuare ad avere farmaci a basso costo. “Medici Senza Frontiere auspica che il Parlamento indiano cambi il disegno di legge proposto dal Governo e adotti una legge che preveda il pieno utilizzo di tutte le clausole di salvaguardia prevista da Wto” sottolinea Chiara Bannella, dell'organizzazione, e spiega: “Attualmente le industrie farmaceutiche indiane hanno sviluppato notevoli capacità nella produzione di farmaci anti-Aids di qualità ed economici. Per questo l'introduzione dei brevetti in India crea allarme, soprattutto per quanto riguarda l'accesso ai farmaci anti-Aids (terapia antiretrovirale)”. Al contrario dell’India, la decisione di Brasile e Tailandia non coinvolge altri Paesi, perché lì la produzione farmaceutica riguarda solo il mercato locale e non vi è esportazione dei medicinali nei Paesi poveri.

Pastiglie in un'azienda farmaceutica. Copyright - Who/P. Virot Non solo Aids. Il rischio non riguarda solo l’Aids, ma forse anche altre malattie nei Paesi in via di sviluppo: “Potenzialmente le industrie indiane potrebbero presto sviluppare versioni generiche di farmaci utilizzati per altre malattie (antibiotici di nuova generazione o nuove terapie a base di artemisina contro la malaria)” continua Chiara Bannella. “Per esempio, le industrie indiane non si sono ancora cimentate nella produzione di combinazioni di terapie a base di artemisina (ACT), anche se sarebbero le candidate ideali per l'esperienza che hanno. Alcune ci stavano lavorando, ma se la nuova legge sui brevetti non sarà cambiata per loro sarà impossibile farlo: i ricercatori indiani non potranno più cimentarsi in queste attività e tutti i Paesi in via di sviluppo perderanno una fonte di farmaci economici e di qualità contro l'Aids e le altre malattie”.

Un ricercatore in India. Copyright - Who/P. Virot Futuro da cambiare. Per l’Aids, le difficoltà maggiori sarebbero rimandate: la legge non dovrebbe essere retroattiva, quindi sarebbero esclusi, e ancora esportabili, i farmaci antiretrovirali generici già in produzione in India . Ma per il futuro? “Per ora le industrie indiane si sono cimentate solo con la produzione di farmaci di prima linea contro l'Aids: è certo che nel giro di qualche anno le resistenze a questi medicinali si rafforzeranno (già alcuni pazienti non rispondo al trattamento)” avverte Bannella. “Sarà allora necessario utilizzare su larga scala i farmaci di nuovissima generazione (detti di seconda linea). Ma proprio perché di recentissima produzione, i brevetti su queste medicine dovranno essere rispettati anche in India: questo impedirà alle industrie locali di produrne versioni generiche”.
I farmaci prodotti dai ricercatori indiani hanno permesso a Msf di seguire progetti  contro l’Aids in 27 Paesi e di curare 25 mila persone. Secondo quando riportato dall’organizzazione, che sottolinea la gravità del problema e le possibili ripercussioni delle decisioni del Parlamento indiano (scheda tecnica 1), l’Aids uccide 8 mila persone al giorno, 3 milioni ogni anno. Sono numeri su cui fermarsi a pensare.

 

Valeria Confalonieri

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