Kostas è contento: ha trovato lavoro. Per otto mesi, non per sempre, quasi non ha più senso chiedere; un lavoro molto lontano dai suoi orizzonti culturali, ovvio ma lo stipendio è buono e gli straordinari sono pagati. ‘'Ho quasi trentun anni, i prossimi otto mesi mi daranno l'occasione di pensare a come andare avanti, come trovare un futuro più vicino a quello che avevo sognato''. Tempi duri, questi, per un laureato in lettere classiche, contento di lavorare in banca, addetto alla prima disamina di domande per prestiti e carte di credito. Le sue notizie mi trovano impreparata, sapevo del suo dottorato, quello che ora sta abbandonando, sapevo del concorso nazionale per insegnanti medi, cui prese parte senza successo. Non sapevo della banca ma, con i tempi che corrono, che Kostas abbia trovato lavoro è davvero una buona notizia. È a questo che devo pensare, ora che lo Stato greco non sarà più il datore di lavoro per le migliaia di greci innamorati, a torto o a ragione, delle certezze che il lavoro pubblico garantiva. Che non garantisce più, non quando i nuovi tagli decisi la settimana scorsa, trovano proprio in loro, dipendenti pubblici e pensionati, le vittime predesignate.
Oltre a congelare lo stipendio nel pubblico impiego fino a tempi ignoti, il Governo ha deciso di diminuire del 30% la quattordicesima, la tredicesima e l'indennità estiva, tagli che, in aggiunta ai concomitanti aumenti fiscali (IVA, benzina, energia elettrica), costeranno la perdita di circa uno stipendio e mezzo all'anno.
Se appare strabiliante l'esistenza della quattordicesima e dell'indennità estiva, quella per le vacanze, insomma, deve essere sfatato il mito di una Grecia dove vivere costa poca fatica, non solo economica. Unicamente i prezzi degli immobili, infatti, rimangono bassi, rispetto alla media europea. Tutto il resto indossa le migliori vesti dei paesi ricchi, cui si aggiunge la gravissima assenza di un valido sistema sanitario e scolastico, assenza che incide ulteriormente, sulle esili spalle di dipendenti statali e privati che, al fisco, non possono nascondere nulla.
Tuttavia la medaglia ha sempre due facce, e l'eccesso è una caratteristica di questo paese. Su una popolazione di circa undici milioni, gli statali, infatti, sono più di un milione e va notato come neanche la Ragioneria dello Stato sia certa del numero di dipendenti cui, ogni mese, peraltro, prepara la busta paga.
L'esempio non è attuale ma rimane significativo di certa sotto - cultura che si è abbattuta sulla Grecia negli ultimi trent'anni. A partire dal novembre del 2007, l'opinione pubblica del paese, o chi per essa, si trastullò per settimane e mesi, con il famigerato ‘'scandalo Zachopoulos'', ove l'omonimo funzionario del Ministero dei Beni Culturali, fallì nel suo tentativo di togliersi la vita. I particolari piccanti della vicenda non tardarono a venire alla luce. Come da copione, l'amante dell'alto funzionario ministeriale era una giovane donna, bella, impiegata dal Ministero a tempo determinato. Ora, nessuno diede il rilievo dovuto al fatto che una donna, pur di ottenere un contratto a tempo indeterminato nel Ministero, regalò le proprie speranze ad un uomo che non era che il potere cui rivolgersi in ogni lingua.
Diventare dipendenti statali, questo era per moltissimi greci, il sogno, l'obiettivo che la classe politica dirigente coltivò con una cura degna di altre battaglie. La bolla, prima o poi, sarebbe scoppiata e rimane da vedere se l'immaginario collettivo rimarrà fedele al proprio punto di riferimento: lo Stato amato e deriso al tempo, santificato quando ‘'sistema'' i figli, derubato nella dichiarazione dei redditi. Forse il fatto che Kostas lavori in una banca privata è un segno o forse solo un caso.
Parlo con Meropi, allora, una statale vicina alla pensione, una che al Ministero dell'Educazione entrò trent'anni fa, grazie a un amico influente nel mondo politico dell'epoca. Impiegata alla Gioventù, ha lavorato molto per poi cadere nel buco nero di un apparato che non premia e non punisce, indifferente ed impassibile. ‘'Chissà, forse così ci sveglieremo dal torpore'' mi dice ed improvvisamente trovo le sue parole feroci, le chiedo se non si poteva correre ai ripari prima ma la lotta contro i mulini a vento non è un'opzione, ribatte incattivita. Mi sento a disagio, ripenso alla sera prima, quando il portavoce del governo ha annunciato il secondo, in un mese, giro di tagli e di nuove tasse, quando mi sono chiesta se la Grecia fosse già caduta nell'abisso e nessuno osasse confessarlo. Meropi pare indifferente a tutto questo, condannata dalla sua stanchezza, dal suo desiderio di isolarsi da quello che le accade intorno. ‘'Compero il giornale, ormai, solo alla domenica ed i telegiornali non li guardo, mi mettono in ansia. Tanto poi le notizie mi attendono al varco dell'ufficio ogni mattina. Noi statali siamo i primi a pagare la crisi'', mi dice ‘'ma i nostri sacrifici non valgono più di un miliardo e settecento milioni annui. Il deficit della Grecia è di trecento miliardi almeno. Come posso credere, allora, che i sacrifici della nostra categoria potranno salvare il paese''. Mentre mi allontano ripenso ai numeri e a quella parola, ‘'recessione'', che da ipotesi è divenuta una realtà che, come la melma, quando si attacca non si sa bene come eliminare.
Thanassis, invece, è sempre iperattivo. Piccolo artigiano con una decina di dipendenti, nei momenti migliori, mi confessa, ridendo, che grazie alle pillole che prende per le sue mille magagne, dei problemi se ne fa un baffo. Peccato, poi, sia spesso vittima di episodi cardiaci sospetti di sintomatologia ansiogena. ‘'Sai, io al mese ho da pagare cifre esorbitanti solo per le detrazioni alla salute dei miei dipendenti ed ora la mole del lavoro che avevamo si è ridotta alla metà. Io sto cercando di mantenere i prezzi che avevo un anno fa ma è dura. Solo se consideri l'aumento dell'elettricità capisci che o mando via alcuni ragazzi o chiudo i battenti entro l'estate''. Ovviamente non lo farà, ovviamente il numero di disoccupati aumenterà. Già, la recessione, con i suoi attributi, disoccupazione, abbattimento dei contratti nazionali, rapporti di lavoro flessibili, orari di lavoro pure flessibili, straordinari non pagati, licenziamenti ingiustificati.
Al di là ed oltre la grande politica, al di là delle decisioni prese da Bruxelles per essere introdotte ad Atene, oltre agli attacchi degli speculatori, al di là dei tentativi del Primo ministro di rendere del problema greco un problema dell'unione monetaria, rimangono i cittadini della Grecia, chiamati al sacrificio e all'ammenda di errori collettivi. Solo che il sacrificio rimane un evento individuale e molto solitario, prima di tutto.
Margherita Dean