16/06/2010versione stampabilestampainvia paginainvia



L'economia sudafricana in difficoltà di fronte alle strette regole commerciali imposte dalla FIFA

Ieri, durante la partita tra Olanda e Danimarca, alcune turiste - tifose olandesi sono state fermate da polizia e stewards all'interno dello stadio perché indossavano una maglietta "orange" con in primo piano il marchio della birra Bavaria. Sembra che le disgraziate siano state prima interrogate dalla polizia (la quale voleva sapere se le ragazze stessero lavorando per la Bavaria o meno) e poi cacciate dallo stadio dopo che si erano rifiutate di cambiarsi: avrebbero infatti infranto le stringenti regole della FIFA in termini di sponsorizzazioni.

Sepp Blatter e il presidente sudafricano Jacob Zuma Le regole imposte dalla FIFA contro "l'ambush marketing" (ovvero l'associazione di marchi non autorizzati all'immagine della competizione) stanno provocando parecchi problemi a commercianti e imprenditori qui in Sudafrica. In termini pubblicitari, secondo gli accordi tra la FIFA e il governo sudafricano, i centri città, i fan parks per i tifosi e le zone comprese nel raggio di un chilometro dallo stadio sono appannaggio esclusivo degli sponsor ufficiali, tra i quali figurano Coca - Cola, Adidas, Visa ed Emirates. Chiunque avesse un negozio in una di queste zone non può esporre marchi o pubblicità che possano collidere con le regole FIFA. Tra queste figurano non solo le parole "South Africa", "2010" e "World Cup" in ogni loro combinazione, ma anche immagini di stadi, tifosi, palloni e qualsiasi altra immagine che possa ricondurre alla competizione. Finora la FIFA ha avviato 451 azioni per "ambush marketing" in tutto il Paese, costringendo la compagnia aerea locale Kulula a interrompere una campagna pubblicitaria in cui, sullo sfondo di un poster raffigurante uno stadio, un pallone e un tifoso sudafricano, figurava la scritta "la compagnia non ufficiale di voi-sapete-cosa".

La FIFA si è difesa sottolineando come, in molti casi, le vertenze si siano concluse con una conciliazione amichevole (bisogna però vedere in quali termini). Molti si chiedono se i legali della FIFA non si siano spinti troppo oltre, bloccando tra le altre cose la produzione di lecca-lecca con la scritta "2010" e costringendo un pub di Pretoria a rimuovere dei poster celebrativi della competizione piazzati fuori del locale. Il timore di nuove azioni legali è così forte che l'emittente televisiva M-Net ha deciso di posticipare a settembre la trasmissione di una nuova serie tv, in cui per errore è stato ripreso per circa dieci minuti uno Jabulani, il pallone ufficiale della competizione.

Una tifosa olandese mostra il suo vestito orangeIn un primo momento i divieti avevano colpito anche i venditori ambulanti che lavorano nelle "zone riservate", ma dopo le proteste delle associazioni dei lavoratori a molti è stato permesso di rimanere nelle loro consuete zone a patto di non infrangere le regole commerciali della FIFA. Paradosso dei paradossi, nella patria del colosso della birra SAB (South Africa Breweries, che detiene una quota di mercato di circa il 90 percento nel Paese), sudafricani e tifosi saranno costretti a bere solo la Budweiser, a cui è stato garantito il monopolio della distribuzione e vendita di birra all'interno di strutture sportive e fan parks. Impossibilitata a venire incontro alla domanda, la Budweiser ha comunque deciso di rinunciare alla distribuzione esclusiva di birra all'interno dei "fan parks", la strutture all'aperto che ospiteranno le migliaia di tifosi senza biglietto che assisteranno alle partite sui maxi-schermi. La birra sudafricana non può però essere "pubblicizzata", e viene quindi venduta in anonime lattine bianche che recheranno solamente la scritta "lager".

Insomma, quello che è sempre stato definito "il Mondiale dell'Africa" è stato in realtà organizzato con metodi che non hanno preso in considerazione la realtà del continente e il fatto che, in un Paese dove la disoccupazione si aggira attorno al 30 percento, milioni di persone vivono di economia informale e speravano di approfittare della Coppa del Mondo per fare qualche affare. Ultima beffa, gli altri prezzi e la vendita esclusiva dei biglietti tramite internet ha scoraggiato l'arrivo di turisti provenienti dagli altri Paesi del continente: il risultato è che solamente il 2 percento dei biglietti è finito nelle mani di africani non sudafricani, una cifra quattro volte più bassa di quella prevista inizialmente. Almeno su questo, però, la FIFA ha fatto ammenda. Per farsi trovare pronto all'appuntamento Mondiali, il governo sudafricano ha finora speso circa cinque miliardi di dollari, la maggior parte dei quali utilizzati per la costruzione di nuovi stadi e il miglioramento delle infrastrutture, mentre la FIFA ne ha già guadagnati più di tre. I conti, per ora, sono decisamente dalla parte di Sepp Blatter.

Matteo Fagotto

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