La Cina punta all'America Latina come nuovo orizzonte commerciale. La chiamano "strategia win-win" o anche "sud-sud": gli Emergenti creano relazioni indipendenti dal Nord del mondo e il più emergente tra loro tira il gruppo.
Le implicazioni politiche sono evidenti ma per Marco Wong - direttore editoriale della rivista "It's China" e un passato da dirigente per aziende cinesi ed italiane che operano in Sud America - la ragione economica è preponderante.
"La Cina ripete in Sud America lo stesso schema applicato in Africa. Dato il rapporto qualità-prezzo dei prodotti cinesi, è più facile entrare nei mercati sudamericani rispetto a quelli evoluti, dove ci sono strutture locali ben presidiate e difese. Inoltre, per i cinesi è anche una questione psicologica".
C'è poi l'interesse strategico della Cina, intesa come sistema-Paese, per le materie prime delle economie dove esporta.
"La Cina non è né comunista né capitalista, ma la partecipazione dello Stato è comunque molto forte anche nel privato. Il supporto dello Stato avviene soprattutto nell'accesso al credito. Le grandi banche hanno la mission, praticamente l'obbligo, di accompagnare all'estero i clienti cinesi.
A questo contribuisce anche il fatto che il sistema bancario cinese non è ancora evoluto, per cui i suoi clienti sono esclusivamente i cinesi stessi".
Rispetto ai propositi rivelati dal ministero delle Ferrovie cinese di sbarcare anche in Europa e Nord America, Wong rivela alcune perplessità:
"Chi ha già un sistema industriale avanzato di solito è anche più protezionista. Facciamo l'esempio dell'Italia. Trenitalia è un quasi monopolio che ha i propri centri di eccellenza, crea know-how e quando si tratta di comprare preferisce industrie italiane". Quindi per la Cina entrare in questi mercati richiederà molto più tempo.
La grande accelerazione cinese è avvenuta grazie a una strategia vincente: "E' stato favorito l'investimento dall'estero e si sono creati centri di competenza locali che hanno accompagnato i partner stranieri. Così si è acquisita tecnologia".
Adesso il processo si è invertito e grazie alla grande spinta del sistema Paese sulle infrastrutture (leggi finanziamenti abbondanti attraverso il pacchetto di stimoli varato da Pechino all'indomani della crisi globale) la bilancia comincia a pendere lentamente dalla parte della Cina.
"La Cina crea alternative, offre una scelta in più".
D'altra parte non esiste una vera e propria concorrenza su scala globale, perché le aziende cinesi sono posizionate diversamente da quelle occidentali.
Quanto alle implicazioni politiche, "le aziende cinesi non sono molto internazionali e commettono spesso ingenuità. La stessa Cina è una potenza globale solo da poco tempo e non ha un personale diplomatico all'altezza".
Scambi poco limpidi, tentativi di corruzione, incidenti diplomatici e accuse di "intromettersi nelle questioni interne" altrui, come nel recente caso del Costa Rica, hanno a che fare con un personale manageriale-politico non ancora all'altezza.
"Probabilmente una ex potenza coloniale avrebbe saputo gestire molto meglio una situazione come quella del Costa Rica. In Cina, spesso, si creano manager d'esportazione solo perché conoscono un po' la lingua di un dato Paese.
Il punto è che tutto avviene così rapidamente che non c'è tempo di creare una classe dirigente adeguata.
Prendiamo l'esempio dei diplomatici. Un tempo andava per la maggiore lo stile burocratico. Adesso bisogna fare politiche assertive e non tutti ne sono capaci."
E quindi i cinesi ricorrono ai loro metodi millenari, come il ricorso al "guanxi", la rete relazionale che è anche alla base del business. Non è un mistero che in Cina molti affari si fanno a tavola, dove si crea fiducia reciproca. Ma i contatti che nascono davanti a un piatto di tagliatelle possono facilmente trasformarsi in rapporti poco limpidi, corruzione, fraintendimenti.
"Quando lavoravo in Italia per un'azienda cinese, il mio capo mi chiedeva di continuo se avevo portato a cena un certo cliente. Per lui era incomprensibile che si potesse fare business senza aver prima invitato qualcuno a mangiare dodici volte".
Il nesso stretto tra economia e politica è poi dovuto anche a un'altra peculiarità cinese.
"In Cina c'è un forte senso della gerarchia dal punto di vista culturale. Inoltre, per la stessa natura del Paese, l'economia gestisce sempre grandi volumi, il che impone un certo controllo centralizzato. Visto che ha funzionato, i cinesi cercano di fare lo stesso all'estero. Esportano ciò che è grosso".
Ad esempio, reti ferroviarie prêt-à-porter per un intero Paese sudamericano.
Gabriele Battaglia