28/07/2010versione stampabilestampainvia paginainvia



Sequestrati quattro giornalisti. Per la loro liberazione i rapitori chiedono di far vedere un video in cui un agente confessa di far parte di un cartello della droga

Nonostante i morti, le continue violenze, il traffico di armi e droga abbiano nel corso degli ultimi anni ben dipinto il quadro di ciò che sta accadendo nel nord del Messico, c'è sempre qualcosa che non quadra.
Non è servito l'invio nell'area di migliaia di soldati. E nemmeno le nuove leggi emanate appositamente dell'esecutivo per combattere contro le violenze. Nulla è ancora stato utile a calmierare la situazione che sta trasformando il Messico, e nemmeno troppo lentamente, in uno dei paesi più pericolosi del mondo.
L'ultimo fatto in ordine di tempo riguarda un gruppo di quattro giornalisti (le loro identità al momento non sono state diffuse) che sono stati rapiti, probabilmente da un gruppo di delinquenti legati ai cartelli della droga. Il sequestro è avvenuto nella zona denominata La Laguna, compresa fra lo stato di Durango e Coahuila.

Oddio, non sarebbe nemmeno tanto strano (pur restando allibiti da così tanta violenza nel Paese) un plurirapimento. Il fatto strano sta nella richiesta di risarcimento del gruppo dei sequestratori.
Sembra, infatti, che la richiesta sia stata chiara: mandare in onda un video dove un uomo, presunto agente federale, confessa la sua appartenenza al cartello de Los Zetas, uno dei più importanti e spietati del Messico. Un modo come un altro per far vedere a tutti quanto marcio c'è in giro e quanto potere hanno le gang.
"La situazione di violenza che si vive all'interno dello Stato è di una gravità assoluta" racconta Luz Sosa, giornalista e attivista per i diritti umani. "Chi si occupa di diritti e denuncia la situazione a volte può trovarsi in pericolo. Noi viviamo nello stato più violento e sanguinario del Paese. In questo stato sono avvenuti più omicidi che nel resto del Messico" conclude la Sosa.

Ed è proprio questa la chiave. I cartelli si combattono anche a colpi mediatici oltre che con le pistole. Omicidi di massa, eclatanti. Scene criminali degne dei migliori film dell'orrore. Teste mozzate e corpi mutilati Uno spara all'altro e tutti e due accusano le forze di sicurezza di fare parte del cartello avversario e di favorirne i traffici illeciti a scapito dei nemici. E se in queste considerazioni ci fosse il velato tentativo di far di collaborare tutti e creare un unico gruppo che si occupi della totalità delle cose illecite?
Forse, è arrivato il momento per l'esecutivo di Calderon di fare quadrato intorno a un tavolo e pensare a una exit strategy utile a far cessare una guerra vera e propria. Prima che sia troppo tardi.

 

Alessandro Grandi

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