Sono ventisette i presunti trafficanti di droga uccisi dalle forze armate messicane in una zona vicino al confine statunitense. Gli uomini si trovavano in un campo di addestramento scoperto durante una ricerca aerea nella zona di Ciutad Mier, nello stato di Nuevo Leon.
Due i soldati uccisi, mentre tre persone, rapite precedentemente, sono state liberate. Nel covo dei presunti narcotrafficanti sono state ritrovate grosse quantità di droga e di armi. Lo stato di Tamaulipas e quello di Nuevo Leon sono il teatro di una faida tra il "Cartello del Golfo" e i "Los Zetas" che si starebbero contendendo le rotte del contrabbando oltre il confine americano.
Gli scontri si inseriscono nella guerra tra il governo messicano e i narcotrafficanti. Una guerra scoppiata nel 2006 quando il presidente Felipe Calderon ha ordinato alla polizia e all'esercito di combattere i cartelli della droga. In quattro anni sono circa 28 mila le persone rimaste uccise.
Il presidente è tornato a parlare nella notte invitando i compatrioti all'unità nazionale per contrastare quella che è stata definita la "principale minaccia alla pace e alla libertà dei messicani". Negli ultimi mesi il dibattito pubblico si è concentrato sull'alto livello di violenza degli scontri e sulle migliaia di omicidi. Per mettere un argine a questa situazione Felipe Calderon ha invitato il Parlamento e gli Stati della federazione ad approvare un pacchetto di modifiche al sistema giudiziario, a quello militare e della sicurezza.