Víctor Julio Suárez Rojas, conosciuto con i suoi due soprannomi Jorge Briceño o Mono Jojoy, capo militare delle Forze armate rivoluzionarie della Colombia (Farc) è stato colpito a morte dalle forze governative durante un operativo nella Macarena, dipartimento del Meta, cuore della Colombia. È accaduto nella notte di oggi, giovedì 23 settembre. A confermarlo, il ministro degli Interni Germán Vargas, e quello della Difesa, Rodrigo Rivera. Con lui pare abbia perso la vita anche Carlos Antonio Lozada, altra pedina fondamentale della guerriglia, responsabile delle infiltrazioni della Farc nell'esercito governativo e membro del Segretariato. Se verrà confermata anche questa morte, si tratta di due perdite pesantissime.
Dal 1975 legato alle Farc, Mono Jojoy era da tempo una delle assi portanti della cupola e ormai capo militare del gruppo. Anzi, lui incarncava la linea dura dell'organizzazione, quella dedita alle armi più che un dialogo finora risultato sterile per l'atteggiamento intransigente della Casa del Narino. Comportamento che non cambia, di una virgola, nonostante il nuovo governo. Il nuovo presidente colombiano, Juan Manuel Santos, non è altro che il vecchio ministro della Difesa di Alvaro Uribe, colui che da anni tesse la rete delle manovre militari anti-Farc, colui che sta dietro all'attacco in Ecuador e all'uccisione di molto pezzi da novanta del gruppo rivoluzionario.
"Abbiamo lottato e continueremo a farlo, con valore, dedizione e sacrifiio per rovesciare questo regime putrido delle oligarchie e costruire un altro ordine sociale. Non ci arrenderemo dopo più di 40 anni di lotta, ne accetteremo una pace falsa". Queste le ultime parole lanciate pubblicamente dal Mono e risalenti al febbraio di quest'anno. L'interlocutore, il comandante delle Forze Militari, generale Freddy Padilla de León, rispondendo a uno dei tanti proclami inneggianti la smobilitazione della guerriglia. "La Colombia ha bisogno di trovare le strade che conducono a mettere fine a questa guerra fratricida, sentieri di riconciliazione che ci portino ad accordi di Pace. Accordi di Pace, sì, però, il punto cardinale è con o senza cambiamenti struttirali nella politica e nella società?", continuava in questa lettera aperta pubblicata dall'agenzia Nuova Colombia. Quindi rispondendo all'invito di deporre le armi concludeva:"Signor Padilla de León, ci conosce così poco? In tutta sincerità, senza odio né risentimento e con il rispetto che ogni rivoluzionario ha per i suoi avversari, le rispondo: no, molte grazie generale, sicuramente arriverà il giorno in cui il popolo o la giustizia internazionale andrò reclamandole le sue responsabilità come comandante delle Forze militari nei crimini di lesa umanità contro i colombiani, ipocritamente chiamati falsos positivos, o esecuzioni extragiudiziali". Quindi il silenzio. Oggi la morte.
A quanto emerge dalle prime ricostruzioni dell'operazione, l'accampamento che la guerriglia aveva costruito nella Macarena è stato circondato via terra e via aria. E per il grande capo non c'è stato scampo. Oltre a Lozada sarebbero morti anche venti guerriglieri. Ma la missione militare non pare conclusa. Seicento uomini stanno ancora rastrellando la zona nel tentativo di catturare gli altri uomini in fuga. Una quindicina stando alle fonti ufficiali.
Secondo i dati dell'intelligence colombiana, invece, Luis Antonio Losada Gallo aveva circa 45 anni, almeno una laurea e di sciuro ha studiato all'estero, presumibilmente nell'allora Unione Sovietica. Proveniente dalla Gioventù comunista (Juco), è entrato nel Partico Comunista e poi nelle Farc. A lui venne sequestrato, durante un operazione nel 2007 in cui restò ferito riuscendo però a trarsi in salvo, un computer da cui l'esercito apprese molti segreti della guerriglia. Ne emerse un'organizzazione che sa ben usare metodi sofisticati di intelligence con base in universitari e professionisti che con pazienza hanno formato veri e propri quadri nella società civile. Una guerriglia molto difficile da percepire, perché capace di penetrare in ogni livello dell'amministrazione cittadina. E Carlos Antonio Lozada era la mente di questa strategia. Per anni si è mosso in assoluta clandestinità tanto che le autorità hanno saputo della sua esistenza molto tardi, ossia quando venne scelto per rappresentare la guerriglia nella tavola di dialogo di San Vicente del Caguán voluta da Pastrana. Eppure allora erano già venti anni che militava nelle Farc.
Per questo l'esercito lo ha cercato, da allora, in ogni dove. Trovandolo, oggi. Ma questa morte resta ancora da confermare.
Il commento: Colombia, un paese assetato di sangue. Di Simone Bruno
Stella Spinelli