29/09/2010versione stampabilestampainvia paginainvia



Pyongyang e la geopolitica dell'Asia Orientale: uno sguardo da Pechino

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Quali sono le alternative cinesi?

Primo. Riforme economiche che aprano il mercato. E su questo Kim non ci sente, perché ritiene che in un Paese così piccolo minerebbero il potere politico.
Secondo. Successione non dinastica. E qui non ci sente lo stesso, perché si toccherebbe direttamente la "famiglia reale" che ha consolidato il potere attraverso una serie di legami parentali nella politica e nell'esercito.
I cinesi vorrebbero invece che si elevasse il livello di vita dei nordcoreani attraverso le riforme economiche e che si allenti un po' la morsa politica, affinché poi un'eventuale riunificazione sia meno traumatica.
Dal canto loro, gli americani vogliono che la Corea del Nord faccia prima un atto di buonafede eliminando la minaccia nucleare. Ma Pyongyang appare minacciosa non solo per il nucleare, come dimostra il caso della Cheonan.
Per inciso, alcuni elementi oggettivi fanno pensare che la Corea del Nord sia effettivamente responsabile di quell'affondamento: il fatto che dopo l'evento Kim Jong-il si sia precipitato a Pechino e il sostanziale silenzio della Cina. Quello di Pyongyang è stato un gesto folle.

La categoria della "follia" non si adatta molto alla geopolitica

Quella nordcoreana è una sorta di "follia politica" prodotta da due condizioni estreme: da un lato non comunicano e non si confrontano con l'esterno, quindi non conoscono molto il mondo; dall'altro hanno come unico scopo il mantenimento del potere assoluto per una "casa regnante", cosa che non ha nessuna legittimazione internazionale. Questo produce scelte che noi definiamo "folli".
A ciò si aggiunge il fatto che, ormai incapace di produrre, il regime nordcoreano vive di una sorta di "brigantaggio internazionale": ricattano Cina, Corea del Sud, Giappone, dicendo che li bombardano se non gli danno cibo. O, cosa ancora peggiore, minacciano di far morire la propria gente.
Ora, mentre gli americani vorrebbero tagliare definitivamente questo nodo gordiano, i cinesi osservano: ma in cambio cosa mi dai? Un Afghanistan o un Iraq? Allora tanto vale tenersi ancora questa follia così com'è.

Il ricatto che spinge Pechino a non desiderare il crollo del regime può forse essere sintetizzato in due immagini: milioni di profughi nordcoreani che invadono il nordest cinese e le basi militari americane alle porte di casa. Lei è d'accordo?

C'è anche una questione più delicata.
La Corea del Nord è la foglia di fico dell'amministrazione Usa in Asia Orientale. Se togli la foglia di fico, si resta con la domanda: perché gli americani stanno qui? A questo punto, sudcoreani e giapponesi si riarmano perché temono la minaccia cinese, oppure si fanno ancora proteggere da Washington. Ma la presenza Usa diventa allora esplicitamente in funzione anticinese.
Dunque Pechino dice: piuttosto che un Giappone o una Corea del Sud in armi, meglio avere gli Usa in Asia, ma con il Nord Corea in mezzo e soprattutto non esplicitamente contro di noi. In alternativa, se eliminiamo la Corea del Nord, dobbiamo ripensare tutto l'ordine regionale.
Ci sono poi altri problemi.
Una Corea riunificata sarebbe probabilmente molto più nazionalista di quanto sia oggi e già adesso ci sono due milioni e mezzo di cinesi di origine coreana e rivendicazioni sudcoreane su tutta un'area della Cina. E' una rogna che non vogliono neanche i giapponesi perché c'è una minoranza coreana e filo-Nord Corea anche in casa loro. Finora vivono in uno stato di limbo, ma con la riunificazione che farebbero?

Qual è l'immagine dei nordcoreani tra i cinesi qualunque?


Pensano semplicemente che siano pazzi. Percezione alimentata anche dai giornali. Detto questo, che cosa vuoi farci? Ci vorrebbe una grande convenzione nella quale si ridisegnano tutti gli equilibri regionali. Ma nessuno sembra avere voglia di sedersi a questo tavolo.

Ad agosto Kim Jong-il è andato in Cina e si è portato dietro Kim Jong-un. E' la ricerca di un'investitura da "stato tributario"?

Nessuno riconosce la Corea del Nord e il suo regime tranne la Cina, che per altro la tiene economicamente in vita. Ci sono dei codici di comportamento che risalgono alla tradizione ma ciò che conta, più che i rapporti di vassallaggio di tipo antico, è la contingenza immediata.

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Gabriele Battaglia

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