29/09/2010versione stampabilestampainvia paginainvia



Pyongyang e la geopolitica dell'Asia Orientale: uno sguardo da Pechino

Vedi anche: Corea del Nord, nel regno dei Kim

In Corea del Nord, il congresso del Partito dei lavoratori avrebbe designato Kim Jong-un erede del padre, Kim Jong-il. Come cambiano gli equilibri in Estremo Oriente? Qual è l'atteggiamento della Cina, grande protettrice del regime dei Kim? L'abbiamo chiesto a Francesco Sisci, sinologo, collaboratore di think-tank cinesi e corrispondente dalla Cina per diverse testate.

Qual è l'idea che si è fatto su quanto sta accadendo a Pyongyang?

Abbiamo una transizione forse un po' più morbida del previsto tra Kim Jong-il e Kim Jong-un.
A Pechino circolano due interpretazioni.
Prima. Il garante di questa transizione sarebbe Chang Sung-taek, cognato di Kim secondo nonché zio e tutor di Kim terzo: una specie di guardiano che dovrebbe assicurare il consolidamento al potere del giovane.
Seconda. Lo stesso Chang Sung-taek ha ambizioni reali e potrebbe prevaricare sul nipote che di fatto è stato indicato ma non ancora nominato erede ufficiale.
Dipende tutto da quando muore Kim Jong-il: se muore tra tanti anni anche lo zio diventa troppo anziano per governare, se muore presto, i giochi sono aperti.

E dunque, quali informazioni arrivano a Pechino sulla salute di Kim Jong-il?

I cinesi furono i primi a rivelare che tra la metà del 2007 e l'inizio del 2008 aveva avuto problemi fisici. Pare che abbia avuto un ictus ad agosto 2008 da cui si è ripreso faticosamente.
Non sono chiare le sue aspettative di vita né lo stato attuale di salute, ma il fatto che il figlio non abbia avuto un'investitura definitiva ci dimostra che forse i cinesi sono riusciti ad ottenere quello che volevano: una soluzione intermedia che non sancisse del tutto la successione dinastica.

La Cina è contraria alla successione dinastica?

Pechino non la vorrebbe, ma non è facile esercitare un controllo sulla politica nordcoreana. Che l'influenza cinese sia limitata lo dimostrano gli scarsi risultati sui due temi fondamentali: la successione, appunto, dove si è giunti solo a ritardare la designazione di Kim Jong-un; e le riforme economiche per cui la Cina preme da anni senza ottenere granché.
Il problema della Cina è che la caduta dei Kim significherebbe sconvolgere tutti gli equilibri regionali. Si può fare, ma ci vuole un'alternativa che oggi non c'è. Il ragionamento in estrema sintesi è: "Se mi si crea un Iraq o un Afghanistan alla porta di casa, preferisco tenermi questa Corea del Nord".
La Cina è debole nell'imporre delle alternative anche perché è l'unica a premere in questo senso. Usa e Giappone hanno idee molto più vaghe e alcuni ambienti americani si libererebbero della Corea del Nord sic et simpliciter.

continua>

Gabriele Battaglia

creditschi siamoscrivicicollaborasostienicipubblicità