28/10/2010versione stampabilestampainvia paginainvia



Più di 1400 bambini e una sessantina di donne stanno aspettando da giorni di essere sottoposti a intervento. Ma gli anestesisti preferiscono lavorare nel privato dove sono pagati anche cinque volte tanto

La Salute Pubblica uruguaiana è in piena emergenza. Centinaia di pazienti soffrono le
conseguenze della mancanza di anestesisti negli ospedali pubblici. Più di 1400 bambini e una
sessantina di donne
, una ventina delle quali ammalate di cancro, stanno aspettando da giorni
di essere sottoposti a intervento chirurgico nell'Ospedale pediatrico-ginecologico-ostetrico di Pereira Rossell a Montevideo, ma la situazione resta in stallo. Il problema è principalmente economico. Nei centri di salute privata gli specialisti in anestesia guadagnano perlomeno il doppio e in alcuni casi addirittura cinque volte tanto lo stipendio che prenderebbero in una struttura pubblica. Dopo un appello lanciato dal Pereira Rossell per rintracciare trenta anestesisti, e nel quale si garantiva un salario addirittura pari a circa seimila dollari per sessanta ore a settimana, si sono presentati solo in quattro.

E così è intervenuto persino il presidente della Repubblica, José Pepe Mujica, che si è rivolto alla sensibilità dei medici, precisando che non riesce a credere che in Uruguay gli anestesisti "non sentano la chiamata della propria vocazione e non siano capaci di tendere una mano ai settori con più difficoltà. "Io devo chiederlo agli anestesisti dell'Uruguay che facciano uno sforzo. Hanno il diritto di seguire il denaro, ma l'offerta non è un'offerta misera. Non sono sessanta ore di lavoro, sono sessanta ore di guardia, com'è la norma in qualsiasi altro centro ospedaliero. Ma pare ci siano anestesisti che guadagnano moltissimo di più nel privato. E io non voglio addentrarmi in questo argomento, perché il nocciolo del problema adesso è un altro. In Uruguay ci sono pochi anestesisti, perché finora se ne sono specializzati dieci, undici all'anno. Perché il cinque percento di loro ha più di 68 anni e più della metà sta superando i cinquanta e solo il 5 percento ha meno di 36 anni". Per diventare anestesisti in Uruguay, infatti, non solo occorre una specializzazione di quattro anni con obbligo di tirocinio in ospedale, ma fino a un anno fa, potevano accedervi solo un massimo di dieci persone. Poi diventate sedici nell'ultimo anno. Una situazione che solo adesso, di fronte a una simile emergenza, si è finalmente sbloccata con un numero di trenta posti previsti per il prossimo anno. Se al basso numero di specializzandi si aggiungono, poi, tutti coloro che sono emigrati all'estero in cerca di migliori condizioni di vita, i conti son presto fatti. E se si pensa che negli ultimi tempi sono addirittura aumentati gli esami per i quali è richiesta l'anestesia (basta pensare alle tomografie, le risonanze magnetiche, le endoscopie, le firboscopie e l'epidurale per le partorienti, sempre più comuni), il quadro non fa che peggiorare.

Intanto, per correre ai ripari, la Cattedra di anestesiologia della Facoltà di medicina dell'Università della Repubblica ha iniziato una missione umanitaria portata avanti dalla professoressa Graciela Zunini. Ossia, professori di quella cattedra lavoreranno per portare a termine le urgenze e operare i malati di cancro in attesa. Per gli altri, c'è solo da sperare, perché la risposta del presidente della Società di anestesiologia non lascia spazio a rosee interpretazioni: "Se per il medesimo lavoro vi pagassero la metà che da un'altra parte, lo accettereste?", ha dichiarato José Vera a Bbc Mundo, aggiungendo: "La nostra aspirazione è che per la medesima prestazione e la medesima responsabilità si paghi la medesima somma" nel pubblico come nel privato.

 

Stella Spinelli

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