Mentre gli organismi internazionali, che da sessanta anni hanno in mano l’economia
mondiale si riuniscono a Washington nella riunione annuale, dall’America Latina
sorge un invito, accorato quanto forte: iniziare una settimana di resistenza,
di proteste, di opposizione alle loro strategie politiche che dominano i Paesi
poveri, conducendoli per mano in una spirale senza uscita di emarginazione e impoverimento
Da oggi fino a lunedì prossimo (4 ottobre), si svolgeranno azioni di massa coordinate
da “Fuera Ifis!” (la rete/movimento globale di resistenza contro le istituzioni finanziarie internazionali:
Banca Mondiale, Banca Interamericana di Sviluppo, Banca Asiatica di Sviluppo e Banca Africana
di Sviluppo) e JubileoSur col preciso intento di informare, educare, testimoniare la realtà che sta dietro
al debito estero, alla cessione dei prestiti e alla riscossione degli interessi. Parteciperanno
organizzazioni e movimenti sociali. E la speranza è che si ripeta quello che successe
lo scorso aprile, in molte parti del Sud del mondo quando, mentre il Fmi e la
Bm celebravano il loro sessantesimo anniversario nella capitale statunitense,
milioni di persone manifestarono il proprio dissenso.
Appuntamento importante che per le Americhe andrà ad unirsi alla tradizionale
mobilitazione del 12 ottobre contro il genocidio degli indigeni perpetrato a partire
dallo sbarco di Colombo nel Caribe, ormai più di cinquecento anni fa.
“Esigiamo la fine della egemonia di queste Istituzioni, lottiamo per conseguire
un nuovo ordine economico basato sull'acquisizione di potere economico, politico
e sociale da parte di tutti, per godere di una condizione veramente umana” commentano
gli organizzatori.
Sono dunque passati sessanta anni da quando i delegati di governo di 45 paesi
si riunirono a Bretton Woods, nel New Hampshire (USA), per elaborare un piano
che ridisegnasse l'economia mondiale. Per la prima volta furono stipulati accordi
e create istituzioni globali vincolanti, nel dichiarato spirito della cooperazione
economica internazionale. “In realtà – spiegano i fautori della settimana di resistenza
- la riunione, dominata dai paesi vittoriosi nella seconda guerra mondiale, fece
sì che da allora un pugno di governi potenti e ricchi del Nord iniziassero a imporre
all'umanità l'organizzazione dell'economia mondiale secondo i propri criteri”.
Da quelle giornate nacquero appunto il Fmi, che impose il dollaro statunitense
come moneta internazionale, e la Bm, una banca internazionale di ricostruzione
e sviluppo che offrì crediti sia alle economie devastate dal conflitto bellico
appena conclusosi, sia a quei Paesi da sempre poveri, ai quali propose dei veri
e propri specchietti per le allodole: Progetti di Sviluppo contro la povertà di
massa.
Ma proprio come nelle imprese private dove il voto e i diritti dei membri sono
proporzionali alle loro "azioni", anche nel FMI e nella BM, da subito, iniziò
il predominio degli Usa. Da allora, nonostante i tanti cambiamenti gestionali, nella sostanza nulla è variato. Si sono modificate le regole che governano
l'economia mondiale, sono mutati i problemi emergenti e i nuovi requisiti del
sistema capitalistico globale, ma il potere sui paesi del Sud ne è sempre uscito rafforzato. “La creazione delle rappresentanze regionali,
quali il Banco Asiatico, Africano e quello Interamericano di Sviluppo, in particolare
– precisano - hanno letteralmente assicurato il prosperare della legge del più
forte”.
L'impatto di questa politica è ben documentato. “Sono numerosi i testimoni, le
valutazioni e gli studi che ne dimostrano i disastrosi effetti “ aggiungono. “Le
politiche del Fmi hanno causato riduzioni drammatiche nei preventivi pubblici
con la conseguenza di gravi deterioramenti nei programmi di sanità, educazione
e abitazioni; sistemi tributari più pesanti; incremento dei tassi di interesse;
prezzi più alti per i prodotti di base. Gli aggiustamenti strutturali hanno provocato:
la distruzione di imprese rurali locali; la perdita dei mezzi di sussistenza e
di posti di lavoro; la riduzione dei salari; l’aumento del costo della vita; il
limitato accesso all'assistenza sanitaria, all'istruzione ad abitazioni decenti;
la dislocazione di intere comunità, soprattutto di popoli originari; i danni estesi
all'ambiente; la diminuzione del controllo statale sulle risorse naturali e sulle
politiche di sviluppo”.
Negli ultimi anni Fmi e Bm hanno anche agito a favore della privatizzazione dell'acqua
e dell'energia, con un duplice risultato: le corporazioni del settore si sono
viste garantire lucrosi investimenti da parte dei governi dei paesi dipendenti
del sud, mentre le tariffe sono continuate ad aumentare e l'accesso pubblico ai
servizi di base a ridursi. Queste esperienze hanno quindi smentito da subito le
pretese di maggiore efficienza delle imprese private e come conseguenza indiretta
le promesse di miglioramento delle infrastrutture sono rimaste incompiute, con
aggravamento dei rischi per la salute pubblica.
La tendenza alla privatizzazione incoraggiata da queste istituzioni quale condizione
per risolvere i loro crediti, quindi, ha soltanto fornito alle multinazionali
un altro strumento di guadagni garantiti, a carico di milioni di consumatori.
“Con la solita doppiezza – precisano - il Fmi e la Bm riconoscono di avere commesso
degli errori e ne ammettono le conseguenze sociali, ma continuano ad applicare
le proprie politiche e i propri programmi. Nel 2002 hanno apparentemente rinnovato gli aggiustamenti
strutturali chiamandoli "Programmi strategici per la riduzione della povertà",
impostando così nuovi requisiti per la concessione di nuovi crediti. Ma le politiche
sono rimaste le stesse, con il duplice obiettivo di esigere il pagamento dei debiti
e di dare ai paesi capitalisti piena libertà di dominare le economie del mondo”.
“Il Fmi e la Bm parlano di ‘riduzione della povertà’, di ‘partecipazione della
società civile’, di ‘democrazia e trasparenza’, e contemporaneamente proseguono
il proprio cammino di distruzione. Non possiamo permettere che continuino a fabbricare
crisi.
Continuiamo con la lotta, le campagne e le mobilitazioni contro queste istituzioni,
nel Sud come nel Nord”.
“Nel 60esimo anniversario di Bretton Woods – è scritto nel manifesto ufficiale
- mobilitiamoci uniti nella prima quindicina di ottobre, organizzando Giornate
mondiali di resistenza al Fmi, alla Bm e alle istituzioni loro alleate.
La nostra protesta coinciderà con la Riunione Annuale del FMI del 2 e 3 ottobre,
e continuerà fino al 12 ottobre, data di importante mobilitazione in tutte le
Americhe, di fronte alle ingiustizie perpetrate a danno dei popoli originari a
partire dall'arrivo di Colombo alle isole del Caribe, più di 500 anni fa.
Lavoriamo per trasformare queste Giornate di resistenza in un forte grido che
esiga la fine della egemonia di queste istituzioni. Mobilitiamoci per assicurare
una manifestazione di massa nell'unità tra i popoli del Sud e del Nord che lottano
per costruire un nuovo ordine economico, per uno sviluppo umano sostenibile”.
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