02/10/2004versione stampabilestampainvia paginainvia



Invito alla Mobilitazione contro Fondo Monetario Internazionale e Banca Mondiale

Mentre gli organismi internazionali, che da sessanta anni hanno in mano l’economia mondiale si riuniscono a Washington nella riunione annuale, dall’America Latina sorge un invito, accorato quanto forte: iniziare una settimana di resistenza, di proteste, di opposizione alle loro strategie politiche che dominano i Paesi poveri, conducendoli per mano in una spirale senza uscita di emarginazione e impoverimento Da oggi fino a lunedì prossimo (4 ottobre), si svolgeranno azioni di massa coordinate da “Fuera Ifis!” (la rete/movimento globale di resistenza contro le istituzioni finanziarie internazionali: Banca Mondiale, Banca Interamericana di Sviluppo, Banca Asiatica di Sviluppo e Banca Africana di Sviluppo) e JubileoSur col preciso intento di informare, educare, testimoniare la realtà che sta dietro al debito estero, alla cessione dei prestiti e alla riscossione degli interessi. Parteciperanno organizzazioni e movimenti sociali. E la speranza è che si ripeta quello che successe lo scorso aprile, in molte parti del Sud del mondo quando, mentre il Fmi e la Bm celebravano il loro sessantesimo anniversario nella capitale statunitense, milioni di persone manifestarono il proprio dissenso.

Appuntamento importante che per le Americhe andrà ad unirsi alla tradizionale mobilitazione del 12 ottobre contro il genocidio degli indigeni perpetrato a partire dallo sbarco di Colombo nel Caribe, ormai più di cinquecento anni fa.

“Esigiamo la fine della egemonia di queste Istituzioni, lottiamo per conseguire un nuovo ordine economico basato sull'acquisizione di potere economico, politico e sociale da parte di tutti, per godere di una condizione veramente umana” commentano gli organizzatori.

Sono dunque passati sessanta anni da quando i delegati di governo di 45 paesi si riunirono a Bretton Woods, nel New Hampshire (USA), per elaborare un piano che ridisegnasse l'economia mondiale. Per la prima volta furono stipulati accordi e create istituzioni globali vincolanti, nel dichiarato spirito della cooperazione economica internazionale. “In realtà – spiegano i fautori della settimana di resistenza - la riunione, dominata dai paesi vittoriosi nella seconda guerra mondiale, fece sì che da allora un pugno di governi potenti e ricchi del Nord iniziassero a imporre all'umanità l'organizzazione dell'economia mondiale secondo i propri criteri”. Da quelle giornate nacquero appunto il Fmi, che impose il dollaro statunitense come moneta internazionale, e la Bm, una banca internazionale di ricostruzione e sviluppo che offrì crediti sia alle economie devastate dal conflitto bellico appena conclusosi, sia a quei Paesi da sempre poveri, ai quali propose dei veri e propri specchietti per le allodole: Progetti di Sviluppo contro la povertà di massa.

Ma proprio come nelle imprese private dove il voto e i diritti dei membri sono proporzionali alle loro "azioni", anche nel FMI e nella BM, da subito, iniziò il predominio degli Usa. Da allora, nonostante i tanti cambiamenti gestionali, nella sostanza nulla è variato. Si sono modificate le regole che governano l'economia mondiale, sono mutati i problemi emergenti e i nuovi requisiti del sistema capitalistico globale, ma il potere sui paesi del Sud ne è sempre uscito rafforzato. “La creazione delle rappresentanze regionali, quali il Banco Asiatico, Africano e quello Interamericano di Sviluppo, in particolare – precisano - hanno letteralmente assicurato il prosperare della legge del più forte”.

L'impatto di questa politica è ben documentato. “Sono numerosi i testimoni, le valutazioni e gli studi che ne dimostrano i disastrosi effetti “ aggiungono. “Le politiche del Fmi hanno causato riduzioni drammatiche nei preventivi pubblici con la conseguenza di gravi deterioramenti nei programmi di sanità, educazione e abitazioni; sistemi tributari più pesanti; incremento dei tassi di interesse; prezzi più alti per i prodotti di base. Gli aggiustamenti strutturali hanno provocato: la distruzione di imprese rurali locali; la perdita dei mezzi di sussistenza e di posti di lavoro; la riduzione dei salari; l’aumento del costo della vita; il limitato accesso all'assistenza sanitaria, all'istruzione ad abitazioni decenti; la dislocazione di intere comunità, soprattutto di popoli originari; i danni estesi all'ambiente; la diminuzione del controllo statale sulle risorse naturali e sulle politiche di sviluppo”.
Negli ultimi anni Fmi e Bm hanno anche agito a favore della privatizzazione dell'acqua e dell'energia, con un duplice risultato: le corporazioni del settore si sono viste garantire lucrosi investimenti da parte dei governi dei paesi dipendenti del sud, mentre le tariffe sono continuate ad aumentare e l'accesso pubblico ai servizi di base a ridursi. Queste esperienze hanno quindi smentito da subito le pretese di maggiore efficienza delle imprese private e come conseguenza indiretta le promesse di miglioramento delle infrastrutture sono rimaste incompiute, con aggravamento dei rischi per la salute pubblica.

La tendenza alla privatizzazione incoraggiata da queste istituzioni quale condizione per risolvere i loro crediti, quindi, ha soltanto fornito alle multinazionali un altro strumento di guadagni garantiti, a carico di milioni di consumatori. “Con la solita doppiezza – precisano - il Fmi e la Bm riconoscono di avere commesso degli errori e ne ammettono le conseguenze sociali, ma continuano ad applicare le proprie politiche e i propri programmi. Nel 2002 hanno apparentemente rinnovato gli aggiustamenti strutturali chiamandoli "Programmi strategici per la riduzione della povertà", impostando così nuovi requisiti per la concessione di nuovi crediti. Ma le politiche sono rimaste le stesse, con il duplice obiettivo di esigere il pagamento dei debiti e di dare ai paesi capitalisti piena libertà di dominare le economie del mondo”.

“Il Fmi e la Bm parlano di ‘riduzione della povertà’, di ‘partecipazione della società civile’, di ‘democrazia e trasparenza’, e contemporaneamente proseguono il proprio cammino di distruzione. Non possiamo permettere che continuino a fabbricare crisi.
Continuiamo con la lotta, le campagne e le mobilitazioni contro queste istituzioni, nel Sud come nel Nord”.

“Nel 60esimo anniversario di Bretton Woods – è scritto nel manifesto ufficiale - mobilitiamoci uniti nella prima quindicina di ottobre, organizzando Giornate mondiali di resistenza al Fmi, alla Bm e alle istituzioni loro alleate.
La nostra protesta coinciderà con la Riunione Annuale del FMI del 2 e 3 ottobre, e continuerà fino al 12 ottobre, data di importante mobilitazione in tutte le Americhe, di fronte alle ingiustizie perpetrate a danno dei popoli originari a partire dall'arrivo di Colombo alle isole del Caribe, più di 500 anni fa.
Lavoriamo per trasformare queste Giornate di resistenza in un forte grido che esiga la fine della egemonia di queste istituzioni. Mobilitiamoci per assicurare una manifestazione di massa nell'unità tra i popoli del Sud e del Nord che lottano per costruire un nuovo ordine economico, per uno sviluppo umano sostenibile”.

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