Piccoli Wikileaks crescono. Lui si chiama Allan Nairn, è un giornalista investigativo statunitense che vive ed opera a Giakarta. Ha pubblicato sul suo blog documenti riservati del Kopassus - Komando Pasukan Khusus, le forze speciali dell'esercito indonesiano - che ne rivelano le continue violazioni dei diritti umani dagli anni Cinquanta a oggi.
Nairn l'ha fatto proprio quando Obama è arrivato a Giakarta, con tanto di celebrazioni dell'Indonesia "democrazia tollerante delle diversità".
Non solo: qualche mese fa, l'amministrazione Usa ha ricominciato a finanziare l'addestramento del Kopassus - dopo una moratoria di dodici anni - per la solita, vecchia ragione: combattere il terrorismo. Ma, come dimostrano i materiali pubblicati, i "berretti rossi" indonesiani "combattono" soprattutto i civili.
I primi documenti sono del 2007 e riguardano Papua Barat, la provincia indonesiana altrimenti nota come Papua Ovest. Qui, dagli anni Sessanta, esiste un movimento indipendentista, l'Organisasi Papua Merdeka (o Movimento per la Libera Papua). "Merdeka" significa proprio "indipendenza", "libertà", e nei documenti del Kopassus la parola viene riportata solo con l'iniziale, "m": innominabile anche per le forze speciali.
In uno dei documenti, il "nemico" numero uno è identificato con una lista di quindici personalità civili dell'isola. Sono considerate "molto più pericolose" di qualsiasi gruppo armato, che - si ritiene - "è difficile faccia qualcosa". Mentre i civili, con l'appoggio popolare, "hanno raggiunto il mondo esterno", con la loro "ossessione" per la libertà e persistono inoltre a "diffondere il tema delle gravi violazioni di diritti umani a Papua", cioè "assassinii e sequestri compiuti dalle forze di sicurezza".
Tra le azioni compiute dal "nemico", il Kopassus identifica "l'organizzazione di conferenze stampa" in cui "criticano sempre il governo e il lavoro delle forze di sicurezza".
Le prime tre personalità inserite nella lista sono il reverendo Socrates Sofyan Yoman, capo del sinodo battista di Papua; Markus Haluk, leader dell'Association of Indonesian Middle Mountains Students (Ampti) e fermo oppositore del Kopassus e della compagnia mineraria Usa Freeport McMoRan; Buchtar Tabuni, attivista condannato a tre anni di reclusione per delitti d'opinione e per avere sventolato una bandiera papuana, in seguito picchiato a sangue da alcuni militari perché trovato in possesso di un telefono cellulare.
Raggiunto da Allan Nairn, il reverendo Sofyan Yoman dichiara che le comunità battiste sono prese di mira perché "non possiamo perdonare torture, sequestri e omicidi". Rivela di aver ricevuto continue minacce di morte anonime e che il vero problema di Papua sono i poveri che "vivono ogni giorno sotto pressione e nel terrore".
Markus Haluk racconta invece di essere costantemente pedinato e di aver ricevuto così tanti sms con minacce di morte da avere qualche difficoltà ad aggiornare l'archivio che si è proposto di tenere per tutelarsi e per conservare documentazione storica. Qualcuno gli ha per esempio promesso di decapitarlo e poi di seppellire la sua testa a duecento metri di profondità. Haluk crede comunque che una certa notorietà gli garantisca qualche protezione, mentre gli abitanti dei villaggi nel mirino del Kopassus non sono nelle condizioni di dire altrettanto: "Ti possono ammazzare. Se c'è un rapporto contro di te, puoi morire".
Buctar Tabuni, dalla sua cella, ha perfino scritto a Obama affinché rinunciasse a rifinanziare le forze speciali indonesiane. Nel suo stato di recluso, continua a ricevere minacce di morte ed è sorvegliato ventiquattro ore su ventiquattro.
Gabriele Battaglia