12/01/2011versione stampabilestampainvia paginainvia



Accusati di blasfemia per aver strappato un poster di Maometto. Argomentano i legali difensori: hanno agito mossi da differenze settarie

Il tribunale della città di Dera Ghazi Khan, nella regione orientale del Pakistan, ha condannato all'ergastolo un leader religioso musulmano e suo figlio per aver strappato via un poster che celebrava la nascita del profeta Maometto.

I presunti colpevoli, Mohammad Shafi, 45enne, e suo figlio 20enne, Mohammad Aslam, respingono le accuse di blasfemia. Un'autorità cristiana locale ha criticato il giudizio della corte islamica in quanto è la prima volta, dopo la promulgazione della legge sulla blasfemia che prescrive la pena di morte, che viene emessa una sentenza di carcere a vita. Poco tempo fa, infatti, è stata inflitta la pena capitale ad Asia Bibi, una donna di religione cristiana che era stata accusata di aver insultato l'Islam e il suo Profeta.

I legali degli imputati hanno intenzione di appellarsi all'Alta Corte per impugnare la sentenza. Difatti, argomentano i difensori, nello strappare l'immagine di Maometto i loro clienti erano mossi da differenze settarie. I due accusati appartengono alla scuola Deobandi che enfatizza gli aspetti rituali e temporali della religione, differentemente dal querelante, che segue gli insegnamenti della scuola Barelvis, sostenitrice del culto del profeta Maometto e  recentemente in prima linea nelle manifestazioni contro le riforme sulla norma della blasfemia.