Nonostante gli Usa siano il principale alleato dell'Egitto, la Casa Bianca ha consigliato al governo egiziano di revocare il divieto di manifestare, adottato oggi dal ministero dell'Interno, e di prestare ascolto alle richieste del popolo.
Tanto più che il giro di vite annunciato dal governo non ha fermato la protesta anti-Mubarak. Sfidando il divieto migliaia di persone sono tornate a in strada al Cairo e a Suez. La polizia ha arrestato più di 500 dimostranti, tra cui 8 giornalisti.
Nella capitale 3mila persone si sono radunate nel quartiere dei tribunali. A Suez, dove ieri erano morte tre persone, un centinaio di familiari ha inscenato una protesta che ha irritato le autorità. Secondo il quotidiano Al Masryalyoum, i parenti delle vittime si erano rifiutati di prendere in consegna i cadaveri dei congiunti finchè non fossero stati effettuati gli accertamenti medici. A dar manforte ai parenti delle vittime c'erano duemila persone, che la polizia ha disperso usando i manganelli.
Il primo ministro Ahmed Nazif ha sostenuto che il governo intende garantire la libertà di espressione purchè questa sia manifestata con mezzi legittimi.
Secondo il direttore esecutivo dell'Arab Network for Human Rights Information, Gamal Eid, ieri, nelle proteste sono stati fermati almeno 400 dimostranti. E adesso la situazione sembra di nuovo sul punto di esplodere. I movimenti di opposizione egiziana hanno messo nero su bianco questa notte, in un comunicato diramato nel corso di una conferenza stampa al Cairo, i desiderata: allontanare dalla scena politica Mubarak e il figlio Gamal, suo probabile delfino.
Il governo italiano, ha detto il ministro degli Esteri, Franco Frattini, spera "che Mubarak continui a governare con saggezza e lungimiranza".
Mentre la responsabile della politica Ue, Katherine Ashton, mettono in luce "il desiderio di un cambiamento politico". Intanto Whitewall, nel Regno Unito, ha rifiutato di commentare la notizia secondo cui Gamal Mubarak, insieme alla moglie e alla figlia, sarebbe già fuggito a Londra.