Cos'hanno in comune Egitto e Corea del Nord? Apparentemente solo un dittatore che ha cercato di trasmettere il proprio potere all'erede maschio. Con una differenza di non poco conto: Mubarak non c'è riuscito, Kim Jong-il sì.
Ma i legami non si fermano qui: come ha ricordato il Christian Science Monitor, lo scorso week-end il "caro leader" nordcoreano ha pensato bene di mandare i propri sentitissimi auguri di buon anno (lunare) al più che traballante collega.
Anche considerando il suo "autismo politico" un po' beffardo, Kim sembrerebbe in questo caso aver perso del tutto i lumi della ragione. Ma in realtà non fa che confermare un vecchio legame che risale agli albori del regime di Mubarak, quando nel "regno eremita" era ancora saldamente in sella Kim Il-sung, suo padre, fondatore della Corea del Nord, morto nel 1994.
Norcoreani erano i missili Scud con cui l'Egitto si armava negli anni Settanta, nordcoreane le tecnologie con cui il Cairo cominciò a costruirseli in casa. A Pyongyang e dintorni, l'allora comandante in capo dell'aviazione egiziana e viceministro della Difesa Mubarak spediva piloti per addestrarsi.
A sua volta, l'ambasciata nordcoreana al Cairo diventò l'hub attraverso cui gli armamenti prodotti in patria venivano distribuiti a mezzo Medio Oriente: Iran, Siria, Libia e Yemen.
A partire dal 1979, l'Egitto diventa il più prezioso alleato arabo degli Usa. Poco cambia. Hosni, il fedele partner di Washington, visita il regno dei Kim almeno quattro volte tra gli anni Ottanta e Novanta, a caccia di accordi militari e commerciali.
Oggi quell'antico legame ha un nome e cognome: Naguib Sawiris, l'uomo più ricco d'Egitto, che viene periodicamente ricevuto a Pyongyang come un capo di stato o, meglio, un amico.
Sì, è lo stesso di Wind, telecom nostrana che fa parte di Wind Telecom S.p.A. (già Weather Investments S.p.A) di cui la sua famiglia detiene il pacchetto di maggioranza. Un'altra sussidiaria del gruppo, Orascom Telecom Holding, non solo è la maggiore multinazionale egiziana e la maggiore compagnia di telecomunicazioni del Medio Oriente, ma anche l'unico operatore mobile della Corea del Nord.
Nel 2008 ha infatti creato Koryolink, una joint venture di cui detiene il 75 per cento delle quote (il resto appartiene alla locale compagnia telefonica di stato). Si stima che nell'affare Orascom abbia investito quattrocento milioni di dollari, per un bacino di circa trecentomila utenti. E' uno dei pochi, e dei maggiori, investitori nel regno dei Kim, escludendo Cina e Corea del Sud.
La famiglia Sawiris gioca a tutto campo: ha legami stretti con Mubarak anche attraverso Orascom Construction e Orascom Development, gli altri due rami del gruppo che fanno capo ai fratelli minori di Naguib, Nassef e Samih.
Ma sa anche come si cavalca il "nuovo" che avanza: il nipote dell'attuale vicepresidente egiziano Omar Suleiman è infatti membro del cda di Orascom Telecom Holding, lo stesso Naguib ha presenziato all'insediamento dell'illustre zio e lasciato intendere la propria preferenza per riforme democratiche.
Proprio l'intifada egiziana ha offerto ai fuoriusciti nordcoreani l'occasione per immaginare un esito simile per il proprio Paese. Sohn Kwang Joo, caporedattore di DailyNK, sostiene addirittura che la Corea del Nord sarebbe più avvantaggiata rispetto all'Egitto "che deve fare da solo", grazie alla vicinanza con i fratelli sudcoreani, che potrebbero fornire tutti gli strumenti - compresa la cultura politica - per la transizione democratica. Certo, nel "regno eremita" mancano le reti di comunicazioni che hanno reso possibili le sollevazioni nel Maghreb: c'è solo un network messo in piedi da una compagnia egiziana.
Gabriele Battaglia