11/02/2011versione stampabilestampainvia paginainvia



La gaffe di Panetta sulle 'dimissioni imminenti' di Mubarak evidenzia l'indebolimento degli Stati Uniti nel Medio Oriente

Da vent'anni a questa parte, da quando l'Unione Sovietica si è sgretolata, siamo abituati a tendere l'orecchio e a volgere lo sguardo verso Washington per capire che cosa succede anche nell'angolo più remoto del globo. Ieri, come in un gioco di specchi, tutti guardavamo alla capitale statunitense per vedere se il presidente egiziano Hosni Mubarak sarebbe uscito dalla porta dell'Egitto.

E anche le centinaia di migliaia di persone in piazza Tahrir hanno atteso con ansia l'oracolo che mai come questa volta è arrivato forte e chiaro: "Stiamo assistendo alla storia che scorre sotto i nostri occhi", ha detto Barack Obama che ha scelto nettamente da quale parte stare - il popolo. Ma ancor più significativa è stata l'udienza dell'infallibile capo della Cia, Leon Panetta davanti a una commissione del Congresso: "E' molto verosimile che Mubarak si dimetta stasera (ndr, il 10 febbraio)". Il popolo di piazza Tahrir, dopo essere stato raggiunto da queste parole che si aggiungevano a quelle del generale Hassen al-Roueini foriere di belle speranze - "stasera tutte le vostre richieste saranno soddisfatte", aveva detto il generale alla folla - è esploso. Il clima era quello di una festa: ai microfoni delle tv occidentali, gli uomini del Cairo si gustavano la vittoria: "Il popolo ha vinto!"; "Abbiamo resistito, eravamo pronti alla morte, ma alla fine abbiamo vinto!".

Ma poi, il gelo. Il discorso di Hosni Mubarak alla nazione si trasforma in un grosso coperchio a chiusura della pentola a pressione di Piazza Tahrir. Mubarak non se ne va, passa i poteri al suo vice Omar Suleiman, ma resta al suo posto "come garante per la risoluzione della crisi".

La Cnn stacca sul presidente Barack Obama che lascia a passo veloce l'Air Force One, a bordo del quale aveva ascoltato il discorso di Mubarak. Poi ancora sulla piazza che bolle impazzita.

Qualcosa è andato storto: Wolf Blitzer dagli studi della Cnn contatta l'ambasciatore d'Egitto a Washington, Sameh Shoukry, per avere la conferma che Mubarak non si sia dimesso, come a dire "abbiamo capito bene?". E poi, a più riprese, "ma perché Panetta aveva presentato un report in cui parlava di dimissioni di Mubarak?".

Il punto è proprio quello: il Faraone ha dato uno schiaffo a Obama e uno alla Cia; l'Egitto (meglio leggere: Mubarak) non sottosta alle pressioni di governi esteri. Tirando le somme, a prima vista, il discorso di ieri dovrebbe portarci a capire due cose: la prima, che lo scivolone di Panetta - fonte di grande imbarazzo per la più potente agenzia di intelligence del pianeta - dimostra che gli Stati Uniti stanno perdendo terreno in Medio Oriente; la seconda, che se Panetta riferisce al Congresso su quanto accade in Medio Oriente basandosi sulle Breaking News televisive - come ha poi precisato un portavoce della Cia -, allora la prossima volta è meglio guardare Al-Jazeera, ché lo specchio di Washington s'è incrinato.

 

 

 

Nicola Sessa

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