08/03/2011versione stampabilestampainvia paginainvia



Così ti racconto la Cina che non puoi leggere sui giornali

L'accanita censura delle informazioni sui media ha portato alla nascita in Cina di un nuovo fenomeno d'informazione digitale di massa. I portali di "trash news", serbatoi di notizie che non vengono - o non possono - essere pubblicate sugli organi ufficiali di stampa, sono ormai decine (bbs.163.com, www.mop.com, www.chinasmack.com solo per citarne alcuni), centinaia se si considerano le pagine web che trattano avvenimenti locali.

Questi portali d'informazione, riportano per la maggior parte triviali notizie di carattere sociale e scandalistico: il matrimonio in un villaggio del sud tra una donna americana ed un uomo del posto; la strana trovata di un medico di Shenzhen che per attirare l'attenzione del pubblico sulla questione dei bassi salari del personale ospedaliero, fa reggere per strada, ad una ragazza seminuda in lingerie rossa, un cartello con su scritto: "Mi vendo al miglior offerente"; un video di una madre che riprende a sorpresa (ma evidentemente si tratta di una messa in scena) la figlia mentre fa la doccia seminuda con lo scopo "Di far vedere al mondo intero le splendide sembianze di mia figlia...perché possa al più presto trovare un degno fidanzato".

Ma anche notizie che meriterebbero - e spesso ottengono - grande attenzione da parte dei media occidentali, sono presenti su questi siti ma non sui media ufficiali della Repubblica Popolare.

Foto scattate di nascosto che ritraggono minori impiegati come operai nelle fabbriche, altre che raffigurano uomini affetti da disagio psichico sfruttati come manovalanza nell'industria edile, reportage di proteste popolari contro le forze dell'ordine accusate di abuso di potere; indagini sul fenomeno del "crushfetish": ragazze pagate per torturare o schiacciare piccoli animali, riprese da una telecamera, i video diventano merce lucrosa da piazzare su internet.

Sono storie di vita quotidiana, ma anche fatti di cronaca e di disagio sociale che raccontano la Cina di oggi con gli occhi e lo spirito del popolo di internet.

Si tratta di una sorta di informazione popolare, che trova finalmente sfogo grazie alla multiformità capillare della rete informatica: la versione digitale dei programmi televisivi di casa nostra come "Striscia la notizia" e "Le iene", un'accozzaglia di news, un pot-pourri di notizie "serie" ed altre "meno serie" o che addirittura sfociano nel grottesco, nel trash - appunto - alla cinese.

Il fenomeno, è evidente, merita attenzione. La presenza di notizie che, se fossero confermate da serie indagini giornalistiche - come invece non sono a causa della natura scandalistica propria di questi siti - avrebbero in se un forte carattere informativo e svelerebbero alcuni "retroscena" della maschera di "armoniosa normalità" che la Cina cerca da tempo di indossare agli occhi del mondo, merita di essere analizzata per comprendere la funzione di questi portali all'interno della macchina informativa della Repubblica Popolare.

Il carattere di apparente "mancata censura" dei contenuti rivela la volontà, da parte delle autorità cinesi, di utilizzare questi siti di informazione come fossero una sorta di "canale di sfogo sociale", di "confessionali della rabbia popolare" (molti siti permettono agli internauti di lasciare commenti sui fatti di cronaca), verso le ingiustizie della burocrazia e dei paradossi sociali creati dall'attuale modello di sviluppo economico.

Le notizie che non possono comparire sui media ufficiali, a causa del forte valore di denuncia sociale, ma che sarebbe troppo controproducente censurare del tutto poiché condurrebbero all'accumulo incontrollato di un sentimento popolare di rivalsa e riscatto sociale che non può trovare rappresentanza sui giornali e TV cinesi, costrette nel loro ruolo di educatori della "società armoniosa", sono convogliate - o lasciate convogliare - su questi siti che raggiungono esclusivamente il popolo di internet, ma sono ancora tropo lontane dagli artefici del boom economico: gli operai nelle fabbriche.

Inoltre, la natura scandalistica della maggior parte delle notizie, l'inattendibilità delle fonti, l'assenza di contenuti di carattere strettamente politico, la carenza generale di un approccio giornalistico ai problemi trattati, lascia tranquilli i vertici del governo cinese sull'eventualità che questi siti possano diventare un canale d'informazione "sovversiva" o, comunque, destabilizzante per il potere. Chi mai prenderebbe sul serio la questione del lavoro minorile quando questa viene messa sullo stesso piano della ragazza in lingerie di Shenzhen?

Gli unici, sembrano essere i giovani internauti cinesi. Commenti e giudizi di ogni tipo compaiono ai bordi degli articoli: l'opinione sociale di giovani studenti e operai, classe dirigente e proletaria della Cina di domani, si forma ogni giorno anche attraverso questi siti. Un'opinione "trash", è vero, ma forse più "vera" di quella riportata dai giornali e dalle televisioni nelle mani del governo.

Mirko Misceo

 

Parole chiave: censura, informazione, trash, web
Categoria: Diritti, Politica, Popoli, Costume, Media
Luogo: Cina