Il caso dei 124 minatori del Gansu malati di antracosi - o malattia del polmone nero - che protestano perché non hanno ricevuto nessuna compensazione, è ormai di pubblico dominio in Cina: i giornali ne hanno parlato diffusamente e la televisione di Stato, Cctv, gli ha dedicato un reportage.
Tutti i minatori avevano lavorato nella miniera d'oro di Mazongshan, nella contea di Subei, dove per anni erano stati esposti alla polvere senza protezioni. La malattia è incurabile, ma un adeguato trattamento medico può rallentare - talvolta arrestare - la degenerazione dei tessuti polmonari. Costa circa diecimila yuan (poco più di 1.100 euro) a persona.
Però, come si diceva, nessuno paga le cure agli ex minatori.
Da un lato non esiste un sistema sanitario nazionale. Sarebbero i datori di lavoro, in teoria, a dover garantire le cure per le malattie professionali dei dipendenti. Ma quei minatori non hanno mai avuto un contratto, non possono dimostrare legalmente di essere stati alle dipendenze di chicchessia per il periodo in cui respiravano polveri nocive.
I media cinesi sottolineano come il fatto che i minatori non avessero un contratto sia di per sé illegale. Aggiungono che a livello locale è necessario istituire un servizio sanitario che sappia sia prevenire sia curare le patologie professionali. Denunciano anche che, in base a dati ufficiali, la concentrazione di polveri all'interno delle miniere nazionali sia passata tra ill 1983 e il 2008 da 198 a 3240 milligrammi per metro cubo, ben al di là degli standard legali.
Crescita economica, lavoro, welfare, media: questa vicenda è una fotografia nitida della strettoia attraverso cui si trova a passare la Cina odierna.
Per anni, lo Stato ufficialmente socialista è stato di fatto strumento della deregulation capitalista selvaggia, a scapito delle più elementari tutele sociali (oltre che ambientali). Oggi qualcosa è cambiato. Si è capito che un ulteriore balzo in avanti, questa volta anche qualitativo, sarà possibile solo istituendo un welfare "con caratteristiche cinesi".
Il percorso è lungo e difficile.
La legge sul contratto di lavoro è entrata in vigore il primo gennaio 2008. Di fatto, ha istituito l'obbligo di un contratto che regoli il rapporto capitale-lavoro. Il problema è che, specialmente sul piano locale, è difficile controllare che venga effettivamente applicata, soprattutto quando il "padrone" di turno (proprietario di miniera, palazzinaro, piccolo imprenditore manifatturiero) è anche il locale funzionario del Partito.
Le autorità centrali corrono ai ripari anche attraverso i media, che denunciano sempre più i fenomeni di "corruzione", parola passe-partout che spiega tutto ciò che non funziona: dall'intossicazione alimentare di massa allo sfruttamento della forza lavoro. Sui giornali cinesi - soprattutto quelli in mandarino, meno nelle edizioni in inglese destinate agli stranieri - si discute di problemi materiali, concreti.
Il prossimo passo è inevitabilmente legato all'istituzione di un welfare "vero". Due riforme su tutte: la creazione di un efficiente sistema sanitario nazionale e di una previdenza sociale.
Gabriele Battaglia