15/03/2011versione stampabilestampainvia paginainvia



Un articolo apparso su un settimanale religioso mette alla berlina l'amministrazione statunitense

L'indice accusatore della chiesa cattolica messicana, questa volta è puntato contro lo zio Sam. Quel signore con il cappellone a stelle e strisce (anche lui fanatico dell'utilizzo dell'indice della mano) sembra avere grosse colpe per le continue violenze che hanno colpito il Paese negli ultimi anni, secondo quanto scritto in un editoriale comparso su "Desde la Fe" uno dei settimanali religiosi più importanti del Paese.

La critica feroce della chiesa messicana si scaglia contro il "Fast and Furious", programma dell'ATF (Bureau of Alcohol, Tobacco, Firearms and Explosive) agenzia statunitense che controlla alcool tabacco armi da fuoco ed esplosivo. Il programma fortemente voluto da Washington, e che inizialmente sarebbe dovuto rimanere segreto è miseramente fallito. Anzi, al posto che fare del bene ha contribuito alla morte di migliaia di persone. Il programma infatti, prevedeva la vendita da parte della Atf di armi da fuoco ai gruppi criminali oltre confine, utilizzate in seguito per la guerra dei narcos. Scopo del programma era quello di seguire le armi ed arrestare i loro compratori, ma, come detto nulla è riuscito e il piano, mai come questa volta è il caso di dirlo, è andato a farsi benedire.

Le armi in questione "hanno alimentato una guerra da oltre 30mila morti. E' vero: alcune di queste vittime erano delinquenti legati alla criminalità, molti altri, però, erano cittadini senza alcuna responsabilità. Fra loro c'erano anche bambini innocenti" si legge nell'editoriale. E ancora: "gli Stati Uniti si "preoccupano per la situazione in Messico", solo quando un funzionario americano è coinvolto dalle armi che essi stessi vendono, senza che rappresenti nulla la vita di molte migliaia di uomini e donne che sono vittime del loro atteggiamento irresponsabile in questo nefasto commercio".

"Certi progetti, anche se nascono con le migliori intenzioni sono da considerarsi monchi. Il "Fast and Furious" ad esempio potrebbe anche essere nato con uno scopo buono, perché mai potrei immaginare il contrario, ma si è sviluppato in maniera malata. Ed è stato come vedere un cane che si morde la coda. L'amministrazione di Washington, forse dovrebbe mettere più testa in quello che vuole fare" dice una voce maschile al telefono con PeaceReporter che però commenta prima di rispondere: "Noi non possiamo dire nulla altrimenti i superiori si possono risentire. La chiacchierata che stiamo facendo è fra amici, mi raccomando, ti prego di chiamarmi a un altro numero". In effetti prima di riuscire a contattare qualcuno che avesse voglia di parlare presso l'Arcidiocesi abbiamo dovuto telefonare a più di 25 numeri.

In tutta la polemica, poi, c'è da aggiungere la considerazione che gli Stati Uniti hanno del Messico e soprattutto del suo presidente Felipe Calderon. In una missiva inviata a Washington da Carlos Pasqual, ambasciatore Usa a Città del Messico, si sottolinea l'incapacità del presidente nella gestione della guerra ai narcos. Non solo. Nella lettera si conferma che Calderon non sarebbe in grado di controllare la violenza nelle regioni di confine e che la sua politica contro il narcotraffico sarebbe avviata verso la strada del completo fallimento. "Ci sono molte cose che contrastano tra loro" continua il nostro interlocutore. "Ad esempio le leggi che alcuni stati Usa adottano contro gli immigrati. Da un lato discriminano le persone e dall'altro contribuiscono al passaggio illegale di armi"

Alessandro Grandi

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