In decine di migliaia si sono riversati ieri per le strade di numerose città siriane, scatenando nuovi scontri tra manifestanti e forze dell'ordine. Nella sola località di Talbiseh, in Siria centrale, il bilancio è di quattro morti e una cinquantina di feriti, secondo quanto riferito da testimoni. Le forze di polizia avrebbero aperto il fuoco su un corteo funebre, durante le esequie per una vittima delle manifestazioni di sabato. Nella stessa Talbiseh avrebbe perso la vita un poliziotto e 11 altri agenti di polizia sarebbero stati feriti da "un gruppo di criminali armati che hanno aperto il fuoco contro di loro". Lo riferisce oggi l'agenzia ufficiale siriana Sana.
Sono numerose le località coinvolte nelle proteste di ieri: a Sweida e al-Qraya ci sono stati scontri durante le celebrazioni per l'anniversario dell'indipendenza della Siria, ad Aleppo e a Daraa la popolazione è scesa in piazza per rivendicare i propri diritti. E ancora, nella città di Hirak i dimostranti hanno intonato canti contro il presidente Assad.rQ
Durante la notte, inoltre, circa diecimila persone hanno manifestato nella città portuale di Latakia scandendo slogan contro il regime. Altre proteste si sono avute nelle località di Homs e Damasco. In tutte e tre le località si sono verificati violenti scontri tra gli antigovernativi e le forze di sicurezza, con un bilancio totale di circa duecento vittime. La notizia è stata diffusa da Aki-Adnkronos International, in base a quanto dichiarato da un attivista siriano per i diritti umani. "Sono centinaia anche i feriti e i dispersi - ha affermato l'attivista, che ha scelto di restare anonimo per ragioni di sicurezza -, il soccorso delle vittime è molto difficile perché ostacolato dalle forze di sicurezza, che in alcune città hanno aperto il fuoco anche sulle ambulanze e contro medici e infermieri".
Non sono bastate dunque le promesse di Bashar al Assad a placare le ire della popolazione: il presidente si era rivolto al Paese sabato, annunciando riforme come l'abolizione - nel giro di una settimana - dello stato di emergenza in vigore dal 1963, una delle rivendicazioni chiave da parte degli oppositori. Un tentativo che non deve aver convinto i siriani, scesi nuovamente in piazza per reclamare una maggiore libertà, la scarcerazione dei prigionieri politici, e per chiedere che venga data notizia delle migliaia di persone scomparse nel nulla durante gli anni Ottanta.