22/04/2011versione stampabilestampainvia paginainvia



Dopo l'ufficializzazione dei risultati scoppiano le proteste per presunte irregolarità nel conteggio dei voti. Manifestazioni in molte città. Le violenze causano due morti

Non inizia certo sotto i migliori auspici l'avventura politica del neo presidente haitiano Michel Joseph Martelly conosciuto ai più come Sweet Micky,
Dopo l'ufficializzazione di risultati elettorali che l'hanno proclamato presidente infatti, nel Paese sono scoppiati diversi incidenti nel corso dei quali almeno due persone hanno perso la vita.

Violente proteste sono state registrate in molte città, soprattutto nella parte nord del Paese. Città tra cui Leogane, Gonaives, Belladeré, stanno vivendo momenti di tensione. Molte importanti arterie di comunicazione, soprattutto nella zona centrale del paese, sono state bloccate dai manifestanti che hanno bruciato copertoni e creato barricate con ogni oggetto a disposizione. Un ufficio ministeriale è stato dato alle fiamme e anche diverse auto in sosta sono state bruciate.
I manifestanti sono legati soprattutto al candidato Amos Duboirant di Ppa (Plataforma Alternativa Politica), uscito sconfitto dallo scontro con il candidato filogovernatovo del movimento Inite King Marcadieu.

"Mi hanno detto che in diversi dipartimenti del Paese ci sono state manifestazioni di protesta racconta da Hince l'insegnante Mubera Renè Glass. "Anche qui nella mia città ci sono state manifestazioni di protesta. La gente non crede nella regolarità di queste votazioni e lo dimostra scendendo per le strade. Dalla mia casa ho visto alzarsi un paio di nuvole di fumo abbastanza alte. Secondo me stavano dando fuoco o a una macchina oppure ad alcuni copertoni. Ci sono già voci di morti e di feriti. Ma la polizia, almeno nella mia città si sta comportando bene, lasciando che i manifestanti si sfoghino. Spero che non abbia inizio un nuovo periodo di guerra sociale. Nel caso prendo i miei figli e vado negli Stati Uniti. Lì avranno un futuro che questo Paese non riesce a garantirgli" racconta Mubera.

"E meno male che le elezioni sarebbero dovute servire proprio per iniziare a ricostruire questa nazione. Invece la speranza della gente viene nuovamente presa in giro. Secondo me tutto questo accade solo per gli interessi di pochi rispetto alle necessità di tutta la comunità. Spero solo di non dover rivedere le scene degli anni passati quando un giorno si e l'altro pure per le strade si trovavano cadaveri decapitati e le storie di stupri e violenze erano all'ordine del giorno. Se questo Paese non si da una regolata rischiamo di doverci tenere i soldati dell'Onu per il resto dei nostri giorni" conclude Mubera.

Nel frattempo, altre notizie giungono da Haiti. Secondo fonti vicine alle forze dell'ordine della capitale sembra che nella città di Carice, nel nord ovest del Paese, almeno sette immobili sarebbero stati dati alle fiamme. A fuoco sarebbe andata anche la sede di un'emittente radiofonica.
Che la situazione sia sempre a un passo dall'esplodere lo sa bene il neo presidente Martelly che in un colloquio avuto a Washington con i rappresentanti Usa, ha ribadito la necessità di creare una forza di polizia competente e capace di mantenere la pace nel paese dopo l'uscita di scena della Missione di Stabilizzazione delle nazioni Unite (Minustah) presente nel Paese caraibico dal 2004.
La tensione, comunque, resta alta. Haiti lotta quotidianamente contro il suo fallimento e contro l'abbandono interno e internazionale che inesorabilmente lo sta conducendo definitivamente verso il decesso.

Alessandro Grandi

creditschi siamoscrivicicollaborasostienicipubblicità