26/04/2011versione stampabilestampainvia paginainvia



Anche il Pd favorevole all'intervento, la Lega si dissocia

''L'ulteriore impegno dell'Italia in Libia costituisce il naturale sviluppo della scelta compiuta dall'Italia a marzo, secondo la linea fissata nel Consiglio supremo di difesa da me presieduto e quindi confortata da ampio consenso in Parlamento''.
Così il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano giustifica la decisione del governo di partecipare ai bombardamenti in Libia.
Durante l'incontro con gli esponenti delle associazioni combattentistiche, partigiane e d'arma, il capo dello Stato ha aggiunto che "nel ricordo delle lotte di liberazione e del 25 aprile, in particolare noi italiani sentiamo di non poter restare indifferenti di fronte al rischio che vengano brutalmente soffocati movimenti comunque caratterizzati da una profonda carica liberatoria. Non potevamo rimanere indifferenti alla sanguinaria reazione del colonnello Gheddafi in Libia [...] Di qui l'adesione dell'Italia al giudizio e alle indicazioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni uniti e quindi al piano di interventi della coalizione postasi sotto la guida della Nato".

Il commento di Napolitano appare del tutto in linea con quanto già affermato dal ministro degli Esteri Franco Frattini, secondo cui la nuova linea del governo italiano non costituisce di fatto un cambiamento:  "Abbiamo avuto dal Parlamento un mandato pieno ad applicare la risoluzione 1973 dell'Onu - ha dichiarato a La Stampa - che autorizza a fare tutto quello che è necessario per proteggere la popolazione libica. La risoluzione è chiarissima, ed è in quell'ambito che continuiamo ad operare: non occorre alcun voto. Il ministro La Russa ed io abbiamo preso l'impegno a riferire sulla missione, ed è quello che faremo davanti alle Commissioni Esteri e Difesa".
Frattini ha aggiunto che la decisione "è maturata nel colloquio di quasi due ore, la settimana scorsa, con il presidente del Consiglio di Transizione di Bengasi, Jalil", che avrebbe chiesto aiuto e incitato l'Italia a bombardare.

Si accoda il Pd, con la vicepresidente dell'assemblea del partito, Marina Sereni: "La scelta annunciata dal Presidente del Consiglio di partecipare ai bombardamenti di obiettivi militari in Libia è la conseguenza obbligata della nostra appartenenza alla Nato ed è coerente con il ruolo geostrategico dell'Italia nell'area".
"La situazione sul campo - osserva l'esponente democratica - si sta rivelando più complessa e impegnativa del previsto e per questo sarebbe necessaria una più incisiva iniziativa europea sul piano politico e diplomatico, oltre che su quello militare".
Perplessità giungono invece dalle stesse fila del governo, con il sottosegretario agli Interni Alfredo Mantovano che a Radio 24 ha dichiarato: "A me piace più l'Italia che manda gli aiuti umanitari a Bengasi piuttosto che l'Italia che bombarda - ha spiegato - la mia è una posizione personale, in un momento di confusione non vuole essere un elemento di ulteriore polemica".

Fortemente polemica è la Lega, soprattutto nelle dichiarazioni rilasciate da Francesco Speroni al quotidiano online Affaritaliani.it: "Si sta violando tranquillamente la risoluzione dell'Onu. Berlusconi è entrato in guerra. Non è assolutamente una forzatura dirlo. Se poi, per rispettare la Costituzione, si dice che è un'azione dell'Onu, va bene. Tutti parlano di guerra tranne l'Italia. È la solita ipocrisia del nostro Paese".
"Non è che cambia molto. Forse - aggiunge - adesso siamo più coerenti perchè andare lì solo a farsi vedere non è che fosse molto produttivo. La guerra o si fa o non si fa, diciamolo chiaro". Speroni resta convinto che l'Italia non avrebbe dovuto prender parte alla missione in Libia, "ma - spiega - a questo punto è meglio fare la guerra".