Non accennano a diminuire le tensioni al confine tra Cambogia e Thailandia. Motivo della contesa sono i territori adiacenti il tempio indù di Preah Vihear, assegnato alla Cambogia dal Tribunale dell'Aja nel 1962 e nominato dall'Unesco patrimonio mondiale dell'umanità. Gli scontri, che vedono fronteggiarsi le truppe dei due Paesi dallo scorso 22 aprile, hanno già provocato circa venti vittime, tra soldati e civili, e ferito altre 57 persone.
Secondo quanto riferito all'agenzia di stampa cinese Xinhua dal colonnello Sansern Kaewkamnerd, portavoce dell'esercito thailandese, un nuovo scontro a fuoco ha interessato questa mattina la provincia nord-orientale della Thailandia, Surin, nei pressi dei templi di Ta Ta Muen e Kwai, che i cambogiani hanno cercato di occupare, utilizzando carri armati e armi pesanti. Cinque soldati dell'esercito thailandese sarebbero rimasti uccisi.
Intanto il premier cambogiano Hun Seen, in un discorso tenuto a Phnom Penh, si è detto disposto ad accettare la mediazione dell'Indonesia, Paese alla guida dell'Asean, per giungere ad un "cessate-il-fuoco". La richiesta cambogiana è stata però respinta da Bangkok, che nei giorni passati aveva rifiutato qualsiasi tentativo di Giakarta di risolvere il conflitto, considerando l'affare una questione esclusivamente bilaterale.