27/04/2011versione stampabilestampainvia paginainvia



L'esercito: "In aiuto alla popolazione". Europa e Onu condannano la repressione. Usa: "Per il momento sanzioni diplomatiche"

Almeno cinque persone, tra cui una bambina di sei anni, sono rimaste uccise nella notte a Daraa, città epicentro delle contestazioni contro il regime di Bashar al-Assad, assediata da giorni dalle truppe di Damasco.

Lunedì scorso migliaia di soldati, affiancati da carri armati e gruppi di cecchini, erano entrati in città , aprendo il fuoco contro la folla di dimostranti e uccidendo 25 persone. Il governo siriano giustifica l'invio di rinforzi a Daraa come una "risposta alle richieste d'aiuto dei cittadini" per liberarli da "gruppi estremisti terroristici" che hanno travolto la città con "un'ondata di saccheggi e uccisioni". Nel frattempo, secondo testimoni oculari, circa trenta carri armati dell'esercito siriano sono stati avvistati oggi all'ingresso di Damasco.

Secondo quanto denunciato da diverse organizzazioni per i diritti umani, la repressione di questi giorni avrebbe causato circa 450 morti. Da New York, dove sono in corso consultazioni formali in merito a un documento di condanna contro la Siria, giunge l'ammonimento del segretario generale dell'Onu, Ban Ki-moon, che si è detto "gravemente preoccupato per la continua violenza contro i manifestanti pacifici". Gran Bretagna e Francia hanno intanto chiesto un intervento "forte" contro le truppe di Assad, ma la Casa Bianca sfuma i toni parlando, per il momento, di mere "sanzioni economiche e diplomatiche". Qualsiasi decisione dipenderà dall'atteggiamento di Russia e Cina, tradizionalmente contrarie a qualsiasi "ingerenza" negli affari interni di un Paese.

 

Parole chiave: Siria
Categoria: Diritti, Guerra, Pace, Politica, Popoli
Luogo: Siria