28/04/2011versione stampabilestampainvia paginainvia



L'accusa di Human Rights Watch. Chiusi siti e radio dell'opposizione in vista delle prossime elezioni. Sotto l'attuale governo "Paese non libero"

L'ultimo rapporto di Freedom House sulla libertà di espressione nel web, diffuso questo mese, ha classificato la Thailandia Paese "non libero" in compagnia di altri stati tra cui Cina, Cuba, Arabia Saudita, Etiopia e Iran. Si aggiunge oggi la pesante condanna di Human Rights Watch (Hrw), ong internazionale per i diritti umani, che considera il governo del premier Abhisit Vejjajiva responsabile dei maggiori atti di censura nella recente storia thailandese. "Se le prossime elezioni si svolgeranno in questo clima non saranno affatto credibili", ha affermato il responsabile asiatico di Hrw.

L'esecutivo di Bangkok, che in questi giorni ha annunciato lo scioglimento del parlamento il prossimo 6 maggio, ha intanto preso di mira tredici radio locali vicine al movimento d'opposizione United Front of Democracy against Dictatorship, costrette a chiudere battenti e consegnare il loro materiale alle forze di sicurezza. La censura di Vejjajiva ha già colpito centinaia di siti web, chiusi dal 2006, e si contano a decine le persone arrestate dalla polizia, tra le quali, secondo alcuni, potrebbe presto figurare anche Somsak Jeamtheerasakul, professore universitario e noto critico della monarchia, già denunciato questa settimana.