Imprenditori e commercianti mettono persone fittizie a libro paga per poter giustificare l'uscita di denaro che corrisponde al pizzo, una rata mensile mediamente superiore ai 700 dollari Usa, che tutti i commercianti devono dare alle organizzazioni criminali per garantirsi protezione. E che ormai viene considerata a tutti gli effetti come una vera e propria tassa in più da pagare.
Protezione la chiamano. Di questo infatti si tratta. Pagare i criminali per essere protetti dai criminali. Paradossale. Nonostante il governo centrale di Città del Messico abbia già da molto tempo approntato un piano per tenere sotto stretto controllo la zona, mai è riuscito a toglierla dalle mani dei cartelli che hanno continuato la loro guerra allo Stato.
Anche in ragione di questo la stragrande maggioranza dei commercianti della città ha sempre preferito tacere, non denunciare e continuare a pagare il pizzo.
E' una pratica talmente tanto diffusa e ormai accettata, che i commercianti locali hanno deciso di accantonare mensilmente la quota relativa al pizzo come se fosse un dipendente fisico presente su posto di lavoro in modo da giustificare l'esborso davanti a possibili controlli fiscali.
"In linea di massima nessuno denuncia di essere sottoposto a questo tipo di estorsione. La gente ha paura, tanta paura, e preferisce pagare piuttosto che mettere in serio pericolo la sua vita, quella dei familiari e quella delle loro attività commerciali" ha detto alla stampa messicana Federico Martinez, presidente della Cámara Nacional de la Industria.
"Il reato di estorsione - continua Martinez - crea squilibri e molti danni all'economia locale e al lavoro. Molti imprenditori, infatti, decidono, dopo aver tastato la situazione, di scappare da Ciudad Juarez. Così si aprono sempre meno attività e ne risente il giro di denari legato al commercio".
Sono i numeri però che fanno davvero impressione. Dal 2008, cioè da quando semnbra che le estorsioni si siano fatte sempre maggiori, oltre 5mila negozi nella sola Ciudad Juarez hanno abbassato le serrande per poi non rialzarle più.
In tutto lo Stato di Chiuahua sono 7.532 le attività chiuse e mai più riaperte. Tutto questo per l'insicurezza generale che vive chi decide di fare impresa o più semplicemente di aprire una piccola attività. E i dati dei negozi chiusi sono in continuo aumento. " Nel 2008 abbiamo notato che nel registro delle imprese risultavano presenti 33.174 attività. Alla fine del 2010 abbiamo visto che le attività iscritte nel nostro registro erano 25.642. A tutto questo dobbiamo aggiungere che quasi 76mila abitazioni di medio livello risultano a tutti gli effetti abbandonate. I proprietari tengono di più alla loro vita che al loro patrimonio, chiaramente" dicono dalla sede della Cámara Nacional de la Industria.
Allarmanti anche i dati relativi ai piccoli negozi che si trovano nei barrios della città. In queste aree la legge è da sempre ancora più lontana ed è stato calcolato che dei 5mila e più negozietti presenti, ne rimarrebbero solo 1.200.
C'è dell'altro. Sembra, secondo i dati in possesso delle forze di sicurezza, che siano moltissimi gli imprenditori di Ciudad Juarez in difficoltà economiche tali da doversi porre il quesito di cosa pagare per primo: le tasse statali, le assicurazioni obbligatorie o il pizzo alla criminalità? Sia secondo le forze di sicurezza che la Camara Nacional de Industria spesso gli imprenditori decidono di pagare per primo il pizzo. Forse per pagare quella protezione che fino a oggi lo Stato non è riuscito nemmeno minimamente a garantire.
Alessandro Grandi