Secondo quando denunciato oggi in un rapporto di Human Rights Watch (Hrw), sarebbero almeno 149 gli uomini uccisi dalle forze armate del nuovo presidente avoriano Alassane Ouattara. Tutti sostenitori, reali o presunti, del suo ex Laurent Gbagbo, e vittime dell'ondata di violenza scatenata dal nuovo governo insediatosi l'11 aprile scorso. Uccisioni, torture e trattamenti disumani contro gruppi pro-Gbagbo, quasi tutti perpetrati a Yopougon, per lungo tempo roccaforte del vecchio presidente.
Il rapporto si basa sulle interviste realizzate a 132 tra vittime e testimoni delle violenze scaturite da entrambe le fazioni politiche nei giorni della battaglia finale per conquistare Abidjan, dopo uno scontro civile durato quattro mesi e costato la vita a 3000 civili. Hrw ha documentato anche il trattamento disumano riservato a giovani detenuti dalle forze repubblicane, spesso arrestati per motivi etnici e puniti per presunta partecipazione ai Giovani patrioti, una milizia armata sostenitrice di Gbagbo.
Già lo scorso 19 maggio il procuratore della Corte penale internazionale aveva dichiarato l'intenzione di avviare un'inchiesta sui crimini commessi in Costa d'Avorio nel periodo post-elettorale. Oggi Hrw chiede al governo Ouattara di fare chiarezza sulle violenze, punire i capi militari ritenuti responsabili degli abusi e permettere l'accesso degli osservatori internazionali dell'Onu. Il ministro dell'Interno Hamed Bakayoko si è dichiarato disponibile a convocare una riunione governativa d'emergenza.