"Ho chiesto che i colpevoli vengano puniti", con queste parole, fatte girare via Twitter, il Presidente messicano Felipe Calderon ha condannato la sparatoria che nella notte di martedì 21 giugno ha causato la morte di un uomo, colpito dai proiettili della polizia di confine statunitense mentre cercava di oltrepassare la frontiera tra Tijuana e San Diego.
Al momento del fermo, Jose Alfredo Yanez si trovava in compagnia di altri due uomini, i quali, diversamente da lui, sono riusciti a scappare. Secondo la polizia di San Diego, gli agenti hanno aperto il fuoco per difendersi dalle pietre che i tre gli avrebbero scagliato contro, ferendo un agente.
Yanez è stato ucciso da due colpi quando ancora si trovava in territorio messicano. Sul fatto stanno indagando le autorità giudiziarie di entrambi i paesi, incluso l'Fbi.
L'episodio va ad aggiungersi alle ormai numerose sparatorie che negli ultimi anni hanno insanguinato la frontiera tra i due paesi, inasprendo la controversia sull'uso della forza. Il 9 giugno scorso, la stessa dinamica ha causato la morte di un quindicenne che stava cercando di attraversare il confine a Ciudad Juarez.
Insieme alla disapprovazione del governo di Città del Messico, che attraverso il ministro degli Esteri ha giudicato "sproporzionato" il ricorso alle armi da fuoco in risposta al lancio di pietre, si è levata la voce delle società civili di entrambi i paesi. Dal canto suo, la polizia di confine americana ha rivendicato il diritto degli agenti di difendersi dai frequenti lanci di pietre di cui sono bersaglio. Calderon ha dichiarato di aver affrontato la questione direttamente col Segretario di Stato americano Hillary Clinton nell'ambito del vertice sulla sicurezza in corso in Guatemala.