Città del Messico e Washington: tanto lontane fra loro quanto vicine nella ormai annosa (e quasi sicuramente persa) lotta al narcotraffico.
Mille soluzioni e progetti congiunti non sono riusciti minimamente a scalfire la potenza dei cartelli della droga. Solo qualche arresto eccellente, avvenuto probabilmente grazie a qualche soffiata, ha portato alla cattura di alcuni capi dei cartelli ma nulla di più. Sembra che non ci siano soluzioni che portino alla pace.
Oggi per vincere la guerra ai cartelli gli Usa hanno ben pensato, ovviamente con l'autorizzazione del presidente messicano Felipe Calderon, di costruire una base militare nello stato di Puebla, mascherandola di fatto da Accademia Statale per la formazione e lo sviluppo della Polizia.
La base sorgerà in una porzione di territorio che sarebbe destinato a diventare riserva ecologica e che entro breve tempo diverrà riserva militare.
Una nuova misura utile a combattere la guerra ai narcos il cui esito, fino a ora, è disastroso e sotto gli occhi di tutti. E nel frattempo, si produce una disarticolazione generalizzata della società messicana come mai si era vista prima. E come detto da Rafael Moreno Valle, direttore del Plan Merida la Cia (i servizi segreti Usa) e l'Fbi avranno un coinvolgimento diretto all'interno della nuova base militare.
Una base che all'inizio può essere considerata ancora in Fase 1, cioè una struttura scolastica che al suo interno vede impegnati professori e istruttori della Cia, che utilizzano armi di ogni tipo e un grande potenziale di armamenti. In questo modo da quella scuola usciranno "diplomati" preparati a tutto. Per questo genere di base serve relativamente poco spazio. La Fase 2 e la Fase 3, invece, prevedono ampi spazi utilizzabili considerando che all'interno di questi tipo di base si devono costruire piste d'atterraggio e l'equipaggiamento a disposizione è di grandi dimensioni: aerei, elicotteri, carri. Le stesse munizioni per questo genere di armi sono di grandi dimensioni.
La notizia era passata sottotono nelle pagine della stampa messicana e solo la denuncia di un aderente a Izquierda Democratica Nacional, Enrique Alcantara ha scatenando le reazioni di ambientalisti e anche pacifisti. In effetti, la costruzione della base stava avvenendo in modo abbastanza furtivo e come detto i protagonisti sono e saranno la Cia, l'Fbi, l' Ncis e (forse) le autorità locali. Ma la presenza di agenti stranieri ha allarmato la società civile e le organizzazioni di difesa dei diritti umani che lamentano la possibile ingerenza negli affari interni del Paese. Non solo.
La preoccupazione maggiore per la popolazione dello Stato di Puebla è data dal fatto che di questa notizia non è mai stata data conferma dalle autorità ma è stata divulgata unicamente da Alcantara, che fa parte di una formazione politica legata alla sinistra messicana e poi ripresa dai blogger.
Intanto, tutti quelli che hanno contribuito a diffondere la notizia hanno puntato sull'autonomia nazionale messicana che con l'ingerenza delle forze statunitensi potrebbe venir meno e confermerebbe così la teoria che da tempo circola, secondo cui gli Usa per combattere il narcotraffico sarebbero in procinto di applicare una strategia che implicherebbe un intervento militare nei paesi dove l'azione dei cartelli è più presente.
A tutto questo si aggiunge la preoccupazione per l'eventuale presenza d rifiuti tossici che quel genere di base militare scarica direttamente nell'ecosistema. Un problema in più da risolvere per il presidente Calderon.
Alessandro Grandi