13/07/2011versione stampabilestampainvia paginainvia



La siccità sta mettendo a rischio la vita di milioni di persone, e gli aiuti tardano ad arrivare

L'amministratore apostolico di Mogadiscio e vescovo di Gibuti, monsignor Giorgio Bertin, ha lanciato un appello alla comunità internazionale affinché si mobiliti per fronteggiare la crisi di siccità in Somalia, dove, secondo la Santa Sede, è in atto "la più grande catastrofe umanitaria del mondo".

Parlando ai microfoni di Radio Vaticana, mons. Bertin ha riportato la notizia secondo cui migliaia di donne, uomini e bambini starebbero fuggendo nei Paesi vicini in cerca di acqua e di cibo. Quattrocento mila persone sono ammassate nel campo profughi di Dadaab in Kenya. Secondo l'Unicef, sarebbero circa 10 milioni le persone bisognose di aiuti umanitari.

Secondo Bertin, sarebbe la mancanza di un'autorità a rendere la crisi di siccità, che comunque colpisce anche i Paesi limitrofi, così devastante in Somalia. Soprattutto nella parte centro-meridionale del Paese, sono 20 anni che manca lo Stato: "la mancanza di sicurezza e i continui combattimenti tra i diversi gruppi rendono difficile far pervenire gli aiuti", ha spiegato il vescovo, "nonostante gli Shabab, che controllano in gran parte questa zona, abbiano detto che qualsiasi Ong è benvenuta purché rispetti la cultura e la religione del posto".

 

Parole chiave: Somalia, siccità
Categoria: Diritti, Risorse, Salute
Luogo: Somalia