26/07/2011versione stampabilestampainvia paginainvia



Dura la vita dei migranti. Oggi rischiano il sequestro e l'obbligo di lavorare per i narcos

Il pressing messo in atto dalle forze di sicurezza messicane contro i cartelli della droga messicani ha costretto i leader delle bande a riorganizzare le proprie 'truppe'.

Troppi gli arresti avvenuti negli ultimi tempi. Decine, centinaia di ragazzi, la manovalanza della morte, finiti nelle (blande) carceri del paese, costringono i boss a chiamare a servizio nuove leve. Spesso, purtroppo troppo spesso, sono giovani disoccupati figli di una vita disagiata che aspirano al denaro facile.

Ma oggi la vera notizia è che la manovalanza, coloro che potranno accedere al tavolo del boss per diventare killer o guardia del corpo o anche solo semplicemente un soldato della banda, viene ricercata fra i più disperati dei disperati: i migranti.

La certezza è una: il famigerato gruppo de Los Zetas, forse uno dei più temibili, violenti e potenti del Paese, sta sequestrando migranti, non fa differenza se siano uomini e donne, per trasformarli nel loro personale esercito di riservisti.

In effetti, le modalità del sequestro sono assai particolari e non prevedono affatto una richiesta di riscatto alla famiglia. I sequestrati infatti, dovranno lavorare per i cartelli a tempo pieno, rispettando gli ordini impartiti. La loro vita comunque non vale molto. Anzi vale meno di un dollaro.

La conferma del nuovo metodo per arruolare personale criminale arriva da un esperto, padre Alejandro Solalinde, leader del movimento pacifista "Paso paso hacia la paz". Solalinde che ha scoperto già un paio di anni fa il metodo dei cartelli definisce la nuova manovalanza "usa e getta" per sottolinearne come i cartelli li ritengano solo merce per i loro sporchi affari.

"Una volta rapiti, magari dopo aver fatto ingresso nella zona meridionale del Messico, in Chiapas, i migranti sono in trappola. E sono costretti a stare alle regole dei narcos e a lavorare per loro. Questo può avvenire all'interno del territorio di competenza o al di fuori. E che nessuno tenti la fuga perchè si firma la condanna a morte" racconta padre Alejandro. "Ho avuto informazioni secondo cui alcuni di questi migranti sotto sequestro avrebbero messo a segno una carneficina a Veracruz" ricorda Solalinde che racconta un altro episodio. "Le famiglie dei migranti non hanno più loro notizie. Solo una volta ho saputo che due giovani hanno comunicato con casa dicendo di dimenticarsi di loro: una volta dentro all'ambiente è quasi impossibile uscirne".

D'altronde il sacerdote, che è responsabile della pastorale dei migranti della conferenza episcopale messicana, ne ha viste e sentite di tutti i colori e non saprebbe dare una soluzione pratica al tragico e intricatissimo problema dei migranti. Oltre a mettere a rischio la loro vita per raggiungere gli Usa e aiutare la propria famiglia rimasta nel paese d'origine, oggi sono sono sotto scacco delle bande criminali che li usano e poi se ne disfano. "Sono gli schiavi del nuovo millennio. E credo che per loro l'unica cosa positiva sarebbe finire in prigione" conclude padre Solalinde.

Per i prossimi giorni sono attese manifestazioni in tutta l'area del centroamerica contro i rapimenti e le violazioni dei diritti umani ormai diventata una consuetudine troppo tollerata.

 

Alessandro Grandi

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