06/09/2011versione stampabilestampainvia paginainvia



Critiche del presidente venezuelano all'operazione Nato in Libia. A suo avviso ciò che è successo nel paese nordafricano potrebbe accadere in qualsiasi stato

I rapporti d'amicizia fra il Venezuela di Hugo Chavez e la Libia di Gheddafi, bagnati da migliaia di barili di greggio, erano noti a tutti. Il leader bolivariano che dal primo minuto era stato molto critico nei confronti degli attacchi della Nato sulla Libia ha chiesto che, mediante meccanismi di pace e integrazione, si fermino le barbarie che da troppi mesi ormai colpiscono il Paese. Soprattutto, che si cerchi di fermare in qualsiasi modo la cultura della guerra imposta dagli Stati Uniti. "Non possiamo continuare a a guardare in silenzio le barbarie che subisce il popolo" ha detto il presidente.

Inoltre, Chavez ha aggiunto che la Nato starebbe pianificando anche l'invasione del Venezuela. "Torna sempre la storia degli imperi che pretendono dominare a punta di cannone e bugia questo mondo" ha detto Chavez durante un intervento telefonico alla televisione di Stato.

Non solo. L'istrionico presidente venezuelano da Caracas ha sostenuto che l'attacco sulla Libia è partito per il timore che il continente africano si potesse "sudamericanizzare", vivendo così un'ondata di progressismo politico. "La Nato - ha detto il presidente - vorrebbe attaccare il nostro Paese, ma non accadrà anche se in giro c'è gente che lancia preghiere al dio della guerra".

"Il Sudamerica è un'area di pace. Gli Stati Uniti non vengano a dirci che abbiamo armi chimiche, che stiamo massacrando il nostro popolo oppure che aiutiamo il terrorismo. Non vengano con le loro flotte navali a dar fuoco al continente" ha aggiunto Chavez.

L'attacco di Chavez, che dal primo minuto aveva difeso Gheddafi scatenando anche il risentimento di diversi Paesi amici, è evidentemente contro "l'imposizione dell'impero Usa", colpevole di mentire e intraprendere guerre senza fine.

Poi, la stoccata contro il presidente Usa Barack Obama colpevole secondo Chavez di aver espresso pare favorevole alle operazioni in Libia, modello "che potrebbe essere applicabile a qualsiasi altro Paese". Duro il commento del leader venezuelano che definisce "ciniche" le parole del suo parigrado Usa.

"Il nostro più grande desiderio è quello di fermare questa guerra, questa follia. Che l'Europa si fermi a riflettere così come gli Usa. Si fermino tutti e mettano un freno alla follia della guerra. Per risolvere la crisi il Libia ci vuole il ritorno della politca vera , una vera leadership e un accordo di pace".

Intanto il sasso è stato lanciato. Così come l'avvertimento che il Venezuela, Paese ricchissimo di petrolio e risorse naturali, non è come la Libia e non farà la sua fine.

Alessandro Grandi

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