In migliaia sono arrivati a La Paz dopo 63 giorni di cammino e 600 chilometri percorsi. Donne, uomini e bambini, tutti uniti per difendere il loro territorio quello del Parco Nazionale Isiboro Secure, minacciato dalla costruzione di una strada (un'arteria d'asfalto lunga 300 chilometri) che lo avrebbe dovuto attraversare.
I manifestanti sono stati accolti dai cittadini di La Paz in modo trionfale, addirittura alcuni cartelli esposti per le strade li identificavano come i nuovi eroi boliviani. Un corteo che non appena raggiunta la capitale si è trasformato in una delle manifestazioni più partecipate di sempre.
Il progetto momentaneamente è stato fermato ma non è stato abbandonato. Per queste ragioni la protesta va avanti.
Il presidente Evo Morales, intanto ha dato il benvenuto ai dimostranti e li ha invitati a dialogare. Le parti comunque non sono tanto vicine. Da una parte, appunto ci sono i rappresentanti delle comunità indigene che vivono nell'area minacciata. Dall'altra l'amministrazione boliviana che vorrebbe durante i colloqui creare consenso e cercare una mediazione per poter andare avanti con il progetto. Ma le differenze sono molte. Gli indios infatti sperano di arrivare a un accordo che prenda in considerazione almeno la possibilità di fermare definitivamente almeno la parte di strada che dovrebbe attraversare l'area incontaminata della foresta amazzonica.
Ora il dialogo è aperto e probabilmente notizie fresche arriveranno entro qualche giorno. Di sicuro c'è la volontà da parte dell'amministrazione boliviana di discutere con i manifestanti evitando di arrivare come accaduto a settembre allo scontro fisico con le forze dell'ordine. In quei giorni tutto il paese solidarizzò con le proteste e Morales fu costretto a porgere le sue scuse e alcuni alti funzionari boliviani si dimisero.
E se la prima offerta fatta dall'amministrazione boliviana, un incontro con la vicepresidenza e una ventina di dirigenti della protesta, è stata rifiutata per un dialogo che prevedesse molti più partecipanti e soprattutto con il presidente, significa che la soluzione al problema è ancora molto ma molto lontana.