09/11/2011versione stampabilestampainvia paginainvia



Il capo dello Stato sta conducendo il gioco su più fronti. Senato e Camera si impoegnano al voto entro domenica. Berlusconi apre al governo tecnico, si spacca il Pdl

Mario Monti senatore a vita. Un messaggio a uso interno ed esterno. Da una parte sale la pressione su Silvio Berlusconi, dall'altra si lancia un segnale ai mercati internazionali. Monti, l'uomo che piace in Europa, soprattutto alla Germania.

Arriva in serata la notizia della possibile apertura di Silvio Berlusconi al governo tecnico, con il sostanziale via libera a Napolitano sul nome dell'economista. Ma dentro al Pdl, raccontano le cronache romane e la ridda di dichiarazioni di giornata, la spaccatura è netta.

Ministri ex An ed Forza Italia che si vedono spacciati a partire da sabato sera, sena possibilità di riciclarsi, che intonano un ritornello meccanico: no a un governo insieme al Pd. E iuna parte sempre più consistente del Pdl che invece ragiona e accetterebbe il governo ponte, alle condizioni di Berlusconi: un suo fedelissimo ai piani alti dell'Esecutivo.

La svolta segnata dal lavorio continuo del capo dello Stato è arrivata in serata, con un segnale che rassicura, ma che dice anche dell'impossibilità totale di trovare il bandolo della matassa politica. Lo spread, mercoledì 9 novembre, ha toccato un picco record, con un rendimento sui Btp che condanna lo Stato italiano ad addossarsi un fardello sempre più pesante per il debito pubblico.

C'è voglia di figure tecniche e rappresentative a uso e consumo del termine 'fiducia e rasserenare'. Che di questi tempi, soprattutto in Italia, come in Grecia - il paragone ormai è reale, anche se non ancora pieno per fortuna - sono le pedine necessarie, il toccasana per togliere l'assedio della sfiducia.

Resta il nodo politico. E cioè chi, nella politica, saprà tornare a esigere una supremazia rispetto a una finanza che se già prima era il vero dominus, oggi è quasi esageratamente protagonista assoluto di un gioco surreale, quasi virtuale, che prende sembianze umane solo nello sfascio delle regole, nella cessione a terzi di pezzi importanti della sovranità nazionale (lettere Ue/Bce, ispettori Fmi) e nella mano che si si insinua nelle tasche dei cittadini deleganti per far pagare il conto.

Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha impresso velocità e ritmo a una giornata drammatica per le casse dello Stato. Più interventi e tutti in un crescendo impressionante.

Dalla 'situazione delicata' fino a una nota divisa geometricamente in 4 punti, che non esclude e ricorda che sono possibili in ogni momento interventi di urgenza. Messaggi a un coacervo di politici in fuga, nella maggioranza, dal senso di responsabilità storico.

Le dimissioni sono certe, ha ricordato ai mercati Napolitano. Le opposizioni hanno smontato tutti gli emendamenti che avevano preparato per il disegno di legge per la stabilità. Napolitano ha voluto verificare di persona, un'ora al Quirinale, il testo del maxi-emendamento davanti a Giulio Tremonti e Gianni Letta. Tutto sta passando sotto la grande lente del capo dello Stato.

Per il mondo delle imprese è necessario "un governo di emergenza nazionale con una ampia base parlamentare". Lo sostengono, con una posizione comune, Confindustria, Rete Imprese Italia, Abi, Ania, Alleanza delle cooperative.

Intanto le pressioni arrivano, oltre che da Napolitano e dai mercati anche da Unione europea e Bce, con gli ispettori a Roma e con la richiesta di rispettare i punti concordati (leggi imposti) nella lettera di agosto. Le scorciatoie si riducono sensibilmente, il percorso pare essere segnato. Fini e Schifani, presidenti di Camera e Senato, tracciano la mappa della discussione e voto parlamentare sul disegno di legge che porterà alla fase delle dimissioni annunciate: venerdì in Senato, sabato alla Camera.Poi saranno dimissioni. Una corsa contro il tempo in cui la Lega continua a sostenere il voto anticipato.

 

 

Angelo Miotto

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