10/11/2011versione stampabilestampainvia paginainvia



Il presidente del Palermo risponde alle accuse sulle sue dichiarazioni sugli avvocati ebrei con una lettera pubblicata sul sito ufficiale della squadra rosanero

Questa volta gli Ultrà non c'entrano. Sul banco degli "imputati" c'è finito Maurizio Zamparini, imprenditore di successo e presidente del Palermo Calcio.

Vulcanico, mangiallenatori e molto competente in materia calcistica, il numero uno dei rosanero ha paragonato l'agente di uno dei suoi ex calciatori, il fenomeno Javier Pastore, agli "avvocati di estrazione ebraica che in America aspettano i clienti fuori da tribunali e ospedali, promettendo consulenze gratuite che poi si rivelano invece con percentuali di provvigioni altissime, anche del 50 percento".

La dichiarazione ha fatto subito rumore e scatenato le proteste della comunità ebraica. Vittorio Pavoncello presidente della Federazione Italiana Maccabi, che si occupa di sport nelle comunità ebraiche, ha fatto sapere che "non c'è quasi commento da fare. Ci si indigna per i cori della curva e non è accettabile che certe parole arrivino da un tesserato che è presidente di una squadra di serie A. anche se la dichiarazione di Zamparini è stata una battuta infelice, non per questo è meno grave".

Il presidente della Federazione Italiana Maccabi ha inoltre chiesto alla Figc (Federazione Italiana gioco calcio), e alla Lega Calcio un intervento.

E sembra che il procuratore federale Stefano Palazzi abbia raccolto l'invito del presidente Pavoncello aprendo un'inchiesta nei confronti del presidente dei rosanero che verrà ascoltato la prossima settimana.Immediata la risposta di Zaparinio non appena appresa la notizia: "Io sono un uomo libero se Palazzi dovesse convocarmi non mi presenterò. Che c'entra Palazzi se io parlo di lobby finanziarie e non di calcio? Ribadisco che non vedo perché devo rispondere a Palazzi e quindi se verrò chiamato non mi presenterò".

Da qualche minuto sul sito ufficiale della squadra palermitana c'è una lettera aperta del presidente Zamparini che spiega cosa è successo e perché le sue dichiarazioni sarebbero state travisate.

"Parlando ad un'emittente di come le nostre e la mondiale burocrazia e pubblica amministrazione abbiano ingabbiato la vita delle società e dei singoli, affermavo che anche in Italia ora ci si muoveva solo attraverso la consulenza di avvocati, e di come saremo anche noi arrivati come mi dicevano negli Stati Uniti d'America dove sembra la corporazione dell'avvocatura sia molto forte.

A proposito dicevo che mi avevano raccontato che fuori dai tribunali c'erano avvocati giovani per lo più di estrazione ebraica che fermavano i clienti dando loro assistenza gratuita, sino al buon esito della causa, che avrebbe provocato un compenso in percentuale.

La parola ebrei, popolo che io stimo ed ammiro, era ed è per me sinonimo di ammirazione per giovani intraprendenti che cercavano il lavoro e se lo procuravano con intelligenza.

Un elogio cambiato in offesa. Così come l'accenno alle lobby finanziarie che in Sud America prendono (da loro è possibile in Europa no) i diritti economici dei giovani calciatori che prestano poi ai club, parlavo della finanza ebraica e araba poiché è chiaro che nel mondo d'ora sono le uniche ad avere liquidità. Anche questo un elogio, non una critica.

D'altronde sta nei fatti che l'architetto che lavora per il mio gruppo da 20 anni è un mio amico ebreo, un giocatore del mio club (unico in Italia) è ebreo, e quando nel 2011 un mio famigliare ha avuto bisogno di cure mediche all'avanguardia l'ho mandato a Tel Aviv. Non sono mai stato razzista, la mia vita lo prova. Sono da sempre un estimatore della storia, della cultura e della tenacia del popolo ebraico. Le scuse le vorrei io ricevere da chi ha travisato le mie parole".

 

Alessandro Grandi

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