Sono dodici le persone uccise e oltre 20 quelle ferite nell'attacco aereo scatenato ieri dall'esercito di Khartoum contro un campo profughi nel Sud Sudan. Lo hanno denunciato responsabili del governo sud-sudanese. Un bombardamento scattato poche ore dopo che il presidente del Sud Sudan, Salva Kiir, aveva condannato un precedente attacco, risalente a martedì, che aveva causato sette morti, e aveva accusato Khartoum di cercare la guerra. Il portavoce dell'esercito sudanese, Sawarmi Khaled Saad, ha categoricamente smentito qualsiasi attacco: "Non abbiamo bombardato alcun campo o zona nel Sud Sudan", ha detto. Ma un responsabile locale ha invece denunciato che "l'esercito di Khartoum ha attaccato la città di Yida, dove si trovano profughi Nuba (fuggiti dallo stato filo Karthoum del Sud, Kordofan), sfollati giunti da Jau (città frontaliera col Sudan) e altri civili".
«Riceviamo informazioni su bombe cadute a Yida - ha dichiarato Luisa Grande, coordinatrice umanitaria dell'Onu per il Sud Sudan - Siamo molto preoccupati per gli oltre 20 mila profughi rifugiatisi a Yida, fuggendo dai combattimenti nel Sud Kordofan". Intanto, gli Stati Uniti si sono precipitati a far sapere che "condannano duramente" l'ennesimo attacco e chiedono che uno stop definitivo. "Gli Stati Uniti chiedono al governo del Sudan di fermare immediatamente i bombardamenti aerei - ha detto il portavoce della Casa Bianca, Jay Carney -. Noi sollecitiamo il governo del Sud Sudan alla moderazione nel rispondere a questa provocazione, per evitare una ulteriore escalation delle ostilità".