Da New York,
Michele Primi
A Zuccotti Park, i manifestanti di Occupy Wall Street erano ormai senza generatori e combustibile, perché il sindaco Michael Bloomberg li aveva fatti rimuovere, per ragioni di sicurezza. Sono passati 60 giorni da quando le prime tende sono comparse in questo piccolo parco di albero nel cemento, di proprietà della Brookfield Office Properties, stretto tra i grattacieli delle agenzie di credito e il cantiere del 9/11 Memorial, in una delle zone più controllate dalla polizia del mondo. Tutto è cominciato con un messaggio su Twitter lanciato da Adbusters, una rivista di controcultura di Vancouver il 4 luglio scorso: "Cari americani, il 4 luglio sognate un'insurrezione contro il dominio delle corporation. Appuntamento il 17 settembre." Il messaggio era accompagnato da un poster: una ballerina che danza sulla statua del "charging bull," il toro di Wall Street simbolo dell'inarrestabile forza del capitalismo americano, e una domanda: "Qual è la tua richiesta?" Kalle Lasn, direttore di Adbusters non vuole essere considerato il fondatore del movimento: "Chiunque avrebbe potuto farlo. E' stato un momento magico, e da allora le cose sono andate avanti da sole. La vera forza di questo movimento è la gente."
Il 17 settembre arrivano a Zuccotti Park un migliaio di persone, di cui poche si fermano a dormire. Intanto l'antropologo e attivista David Graeber (insegna alla Goldsmiths University di Londra e il suo ultimo libro è Debts: the first 5000 years) crea lo slogan del movimento: "We Are The 99 Percent". A Zuccotti Park, ribattezzata Liberty Plaza, c'erano oltre 500 tende, una cucina per sfornare 3000 pasti gratuiti al giorno, una biblioteca con 4.500 libri, un servizio di assistenza medica volontario e anche un banchetto che offre sigarette gratis. Una città nella città diventata modello di riferimento per decine di occupazioni in tutti gli Stati Uniti, da Oakland a Boston, da Seattle a Chicago. Zuccotti Park non è Plaza Catalunya. E' un posto piccolo e sempre all'ombra, circondato da poliziotti e venditori ambulanti di hot dog e caffè. I turisti che scattano foto ai personaggi bizzarri che sembrano essersi radunati qui da ogni parte più folle d'America: cowboy tatuati, homeless che innalzano cartelli senza senso, anarchici, santoni indiani, attivisti vegani e squatter. I manager di Wall Street che escono dai loro uffici osservano e a volte sorridono, e non sembrano spaventati di perdere i loro bonus. Eppure, Occupy Wall Street sta avendo un effetto notevole sull'America. In due mesi ha raccolto oltre 500.000 dollari in donazioni ed è riuscito a radunare in un movimento senza leader (David Graeber li ha definiti "gli orizzontali") migliaia di cittadini di ogni fascia sociale ed età, convinti che la democrazia in America si sia ridotta a scegliere tra due facce della stessa medaglia. "Non è l'ideologia che mi ha portato qui - dice Danny Valdes, un insegnante di inglese di 26 anni - ma il senso di apertura e libertà. Non esisteva più una reale opposizione al potere economico e politico che governa il paese, questo movimento la sta facendo tornare." Roz McKevitt ha 67 anni e viene da Long Beach: "Vogliamo riportare in vita il sogno americano. Occupiamo Wall Street perché Wall Street ha occupato il paese." Pearl Jimenez, 17 anni, dorme a Zuccotti Park dal 17 settembre: "Sono del Queens, ma ormai mi sento di appartenere a questo luogo. Ho chiamato i miei genitori e mi hanno detto che sto facendo la cosa giusta." Veterani dei movimenti di protesta anni sessanta come David Crosby e Graham Nash sono venuti qui a suonare in segno di solidarietà, attirando le telecamere di tutte le televisioni nazionali.
La critica più frequente è che Occupy Wall Street non è riuscita ad esprimere una serie di proposte concrete. "Che cosa vogliono? " si chiedono i media, gli analisti e i detrattori del movimento. In realtà, un cartello che spunta dalle tende di Liberty Plaza chiede la cancellazione del debito scolastico di tutti gli studenti universitari con reddito basso, e un'assemblea convocata per le quattro del pomeriggio con il sistema del "microfono umano" (dopo il sequestro da parte della polizia dei megafoni, le comunicazioni nella piazza avvengono ripetendo ad alta voce i messaggi) spiega tutto sul sistema Wal-Mart, la catena di supermercati più grande e potente del paese, le sue connessioni con Wall Street, la City di Londra e i neo-con e la sua influenza sulle politiche neoliberiste. La forza di questo movimento è tutta nella Declaration of Occupation redatta il 29 settembre 2011 dalla General Assembly di Liberty Square. Non è una lista di domande, ma un'analisi che spiega come la democrazia americana sia stata trasformata in un sistema socio-economico basato sulla legge del profitto, creato a beneficio di una piccola parte della popolazione che controlla la ricchezza del paese. E l'appello rivolto non all'uno per cento a guardare alle esigenze degli altri, ma al 99 per cento a prendere coscienza della situazione e a lottare per cambiare le cose. E' una rivoluzione che vuole creare una reale democrazia economica. Come realizzarla è ancora da vedere, soprattutto in un accampamento che era sempre più pieno di soggetti fuori controllo e disperati in cerca di un pasto gratis. Ma gli obiettivi sono chiari. Linnea Palmer Paton è una giovane attivista che distribuisce senza sosta informazioni dietro al banco dell'ufficio stampa di Liberty Plaza. Linnea spiega perchè Occupy Wall Street può davvero durare: "Il sistema funziona come un organismo, non c'è un controllo centrale. E stiamo semplicemente esercitando il nostro diritto di assemblea e di parola previsto nel primo emendamento della costituzione. Prima del 17 settembre si parlava della crisi, ma nessuno aveva ancora messo in chiaro il fatto che Wall Street ha minato la nostra democrazia e il nostro sistema economico. Ora è qualcosa che tutti sanno, una situazione di fronte alla quale tutti i cittadini americani esigono una risposta. Nessuno voterà mai più un politico che non prenda posizione chiaramente contro la corruzione e l'avidità. Non abbiamo nessuna intenzione di andarcene. C'è già un gruppo che si chiama "l'inverno sta arrivando" che si occuperà di farci resistere quando farà veramente freddo." Alle prime luci dell'alba, lo sgombero. Ma la parola fine è bel lontana dall'essere scritta.