Il governo iracheno intende eseguire la sentenza capitale di Tariq Aziz il prossimo anno, dopo che sarà completato il ritiro delle truppe americane dal Paese. È quanto ha dichiarato un consigliere del premier iracheno alla Cnn. "Avverrà sicuramente ed avverrà dopo che gli americani lasceranno l'Iraq", ha detto Saad Yousif al-Muttalibi riguardo all'esecuzione dell'ex ministro degli Esteri di Saddam Hussein. L'annuncio ha colto di sopresa l'avvocato di Aziz: "Non mi aspettavo che il governo fosse così stupido da fare la cosa che trascinerà il nostro Paese sull'orlo dell'abisso", ha detto, in un'intervista telefonica, Badi Arif. "Che fine fa la riconciliazione nazionale che questo governo ha chiesto? - continua il legale dell'ex ministro che è di fede cattolica caldea e poco prima dell'attacco all'Iraq, nel febbraio 2003, venne a Roma e fu ricevuto dal Papa - la posizione del governo sarà ancora più debole se eseguirà la condanna a morte dopo che partiranno le truppe americane e questo porterà a maggiori conflitti tra le fazioni irachene".
Il consigliere del premier iracheno ha poi spiegato che si sta valutando una nuova legge - che avrebbe già ottenuto il sostegno dei tre principali gruppi etnici, sunniti, sciiti e curdi e di gran parte della società civile - affinché le sentenze capitali vengano ratificate dal presidente nei 15 giorni precedenti alla loro esecuzione. Aziz - che ha 75 anni ed è stato vice premier ininterrottamente dal 1981 al 2003, ricoprendo in questo periodo anche la carica di capo della diplomazia irachena - è stato catturato dalle forze americane nell'aprile del 2003, poco dopo la caduta del regime iracheno. Una delle sue poche apparizioni pubbliche da allora sul banco dei testimoni nel processo celebrato nel 2006 contro Saddam che poi fu impiccato il 31 dicembre. È stato poi a sua volta condannato a morte nell'ottobre del 2010 dall'Alta Corte di Baghdad nell'ambito del processo sull'eliminazione dei partiti religiosi durante il regime di Saddam. "Mio padre ha servito il suo paese per 22 anni e si è consegnato alle forze americane perché non aveva paura visto che non aveva fatto nulla di sbagliato tranne servire il Paese" disse allora la figlia, Zainab Aziz. L'avvocato Arif contestò la legittimità della sentenza, motivata solo da motivazioni politiche: "Aziz mi ha ha sempre detto: 'troveranno un modo per uccidermi, per me non c'è scampo, ma questa sentenza è illegale".