L’incontro Latinoamericano “Armas Bajo Control”, organizzato da Amnesty International Paraguay e dalla
società Paraguaya di Criminologia per sensibilizzare l’opinione
pubblica sull’uso (e in molti casi anche il commercio) indiscriminato delle armi
da fuoco, è stato un gran successo. Sono intervenute molte personalità in rappresenanza
delle organizzazioni che in Sud America lottano per combattere questa piaga che
un giorno, non molto lontano, potrebbe arrivare a un punto di non ritorno. Si
sono riuniti, hanno discusso e lavorato duramente e hanno convenuto sulla necessità
di proporre ai governi del mondo di stilare un Trattato Internazionale sul Commercio
di armi leggere.
La due giorni. E’ stata una vera e propria ‘maratona’. Due giorni rinchiusi all’interno di
un prestigioso albergo della capitale paraguayana, Asuncion, per discutere di
proliferazione, vendita, controllo e commercio di armi.
In questo momento al mondo esistono all’incirca settecento milioni di armi e
almeno altre otto milioni vengono costruite, e purtroppo commercializzate, annualmente.
In sud America, soprattutto in certe regioni come la ‘tripla frontera’ o il Paraguay
stesso, arrivare ad acquistare un rivoltella è facile come recarsi dal tabaccaio
a comprare un pacchetto di sigarette. Anche per questo motivo la sezione di Amnesty
Paraguay, ha voluto organizzare l’incontro ad Asuncion. Da qui è venuta l’idea
di cercare di far adottare un Trattato Mondiale sul Commercio delle Armi (Arms
Trade Treaty) a tutti i paesi del mondo. Le armi leggere sono le maggiori responsabili
delle violenze che attanagliano molti paesi dell’America Latina.
I fatti. Secondo quanto è emerso dall’incontro, al quale hanno partecipato almeno 60 rappresentanti
di tutti i paesi dell’America Latina, in questo momento è indispensabile che venga
approvato abbastanza velocemente un trattato sul commercio mondiale di armi. Comunque
prima che abbia inizio la conferenza dell’Organizzazione delle Nazioni Unite del
2006, che affronterà questa tematica. Senza la possibilità di controllare il flusso
delle armi vendute, queste continueranno ad alimentare guerre e conflitti, e le
organizzazioni criminali ne trarranno solo dei benefici.
Durante la conferenza sono state studiate
delle strategie per fare in modo che le leggi delle singole nazioni in
materia di armi arrivino ad essere quanto più possibile allineate. "E’
stato molto interessante questo dibattito", fa sapere da Asuncion
Rosalia Vega, presdiente di Amnesty Paraguay. "E’ importante che i
governi del mondo si impegnino a far approvare un Trattato che
controlli la proliferazione di armi leggere che procurano danno in
tutta l’America Latina".
Sono oltre 1100 le aziende al mondo che
producono armi, munizioni e loro componenti. E la cifra, che già
potrebbe sembrare molto alta, è in continuo aumento. Negli ultimi
quattro decenni, infatti, sono quasi raddoppiate le aziende che
producono armi leggere. Ma i dati sono chiari e dicono che le armi
leggere sono oltremodo distruttive (uccidono annualmente molto di più
di tutte le altre armi in circolazione), e che non c’è regolamentazione
internazionale che ponga dei vincoli affinché questi strumenti di morte
non arrivino nella mani dei potenti clan criminali (come nella mani dei
piccoli delinquenti). “E’ necessario che tutti sappiano quello che
accade in questa parte del mondo. Controllare il traffico di armi è
diventata una necessità”, dice Rosalia Vega.
Tutti i controlli del caso sono lasciati ai governi dei paesi di produzione,
i quali molto spesso se la devono vedere con leggi obsolete, inadeguate e facilmente
aggirabili.
Un milione di 'no' alle armi. La petizione che verrà portata in giro per il mondo a supportare le richieste
scaturite dall’incontro di Asuncion ha un nome molto particolare. Si chiama infatti
‘Un milione di facce’ ed è un nuovo modo di fare richieste ai governanti. L’obiettivo
è quello di arrivare nel 2006 a completare un cartellone gigante dove ci saranno
i volti di un milione di persone che dicono 'no' al commercio indiscriminato di
armi leggere. Quello che si andrà componendo è un movimento di persone che vogliono,
con i loro volti, cercare di persuadere i governi del mondo a firmare il Trattato
internazionale sul commercio di armi. "E’ una campagna molto bella e secondo noi
molto efficace", racconta la Vega. "Mostrare le
facce della gente che dice no a questo commercio potrebbe essere di grande aiuto
nell’ottenere il Trattato. Anche i governi in questo modo sarebbero sensibilizzati”